Collegamenti in Traghetto dalla Sicilia alla Sardegna

Se si ha la necessità di raggiungere la Sardegna e si desidera optare per il traghetto Sardegna, un mezzo che riesce ad offrire un livello di comfort davvero ottimale, le possibilità sono numerose, soprattutto in estate, quando il numero di tratte che raggiungono la splendida isola sarda cresce in modo consistente per via della grande richiesta di carattere turistico. Di fatto, la Sardegna può essere raggiunta in modo molto agevole da ogni zona d’Italia, dunque dal Sud, dal Nord e dal Centro; sono numerosi, infatti, i porti in cui partono dei traghetti destinati alla bellissima isola sarda.

L’elenco dei porti italiani principali presso cui è possibile imbarcarsi per la Sardegna è piuttosto vasto: è possibile, da questo punto di vista, ricordare il porto di Civitavecchia, il porto di Napoli, il porto di Piombino, ed ancora quello di Genova, di Livorno, il porto siciliano di Palermo. Scopri anche quelli che sono i traghetti per la Sicilia, o tutte le alternative dalla Sicilia alla Sardegna. Ovviamente, la Sardegna può essere agevolmente raggiunta in traghetto anche dall’estero: da questo punto di vista è possibile ricordare il porto di Marsiglia, in Francia, il porto di Barcelona, in Spagna, nonché i porti della Corsica, da cui si può raggiungere la Sardegna in una manciata di minuti. Il traghetto, dunque, può soddisfare in modo ottimale qualsiasi tipo di esigenza logistica di chi desidera giungere in Sardegna.

Parco Archeologico E Antiquarium Di Selinunte

Nel sito archeologico di Selinunte, molto vasto e particolarmente suggestivo data la vicinanza di un mare splendido, si distinguono tre zone:
– La prima, sulla collina orientale, raggruppa tre grandi templi di cui uno( tempio E ) è stato rialzato nel 1957.
– La seconda, sulla collina occidentale e cinta da mura, è l’Acropoli, a nord della quale sorgeva la città vera e propria (pianoro di contarda Manuzza ).
– La terza, a ovest dell’Acropoli, oltre il fiume Modione, era un’altra area sacra con templi e santuari (Malaphoros in contrada Gaggera).
Da ricordare le due Necropoli (Manicalunga e Galera Bagliazzo) e le Cave di Cusa dal quale proveniva tutto il materiale per edificare i templi.

Parcheggio Aeroporto di Catania: i Migliori Parcheggi dove Lasciare l’Auto

L’aeroporto di Catania Fontanarossa è senz’altro uno dei più importanti di tutta la Sicilia e accoglie scali provenienti da ogni angolo d’Italia e non solo. Uno dei principali problemi riguarda il parcheggio, che va scelto col massimo della cura. Nei pressi del complesso è possibile trovare il luogo adatto per la custodia della tua automobile. Ecco alcuni esempi molto interessanti.

Fast Parking

Partiamo da un sistema molto rapido per le prenotazioni di un parcheggio aeroporto Catania. Tale società lavora per consentire ai propri clienti di trovare rapidamente un posto nelle vicinanze dell’aeroporto di Catania. L’obiettivo viene raggiunto tramite un sistema interamente informatico, valido per tutti i principali mezzi di trasporto. Dalle automobili alle moto, dai camper ai furgoni, ciascun veicolo è al sicuro con un semplice clic. Il parcheggio si trova in via Brucoli 2, a circa un chilometro dalla sede dello scalo.

Fly Parking

Proseguiamo la nostra breve rassegna offrendoti l’opportunità di conoscere Fly Parking. Il parcheggio è aperto al pubblico 24 ore su 24 ed è munito di un servizio di custodia molto confortevole. Con tale sistema, gli spostamenti verso l’aeroporto diventano estremamente semplici e rapidi. La zona di sosta è situata ad una distanza di circa quattro minuti rispetto allo scalo ed è a due passi dalla parte centrale della suggestiva città di Catania. Chi vuole può usufruire di un’utile navetta per muoversi con ulteriore facilità, senza il rischio di restare a piedi da un momento all’altro.

Zona archeologica Palazzolo Acreide

Percorrendo la strada che delimita il parco archeologico, con lo sguardo si riesce ad abbracciare uno dei paesaggi più suggestivi dell\’isola, dominato dalla presenza del monte Lauro e delle valli dell\’Anapo e del Tellaro.
All\’interno del parco archeologico, si trovano i resti dell\’antica Akrai.

Il Teatro Greco è sicuramente il più prestigioso monumento acrense, definito da Paolo Orsi Teatro del cielo , la sua costruzione si fa risalire alla metà del II° secolo a.C. durante il regno di Ierone II. Una stretta galleria dà la possibilità di collegare la cava del teatro al Bouleuterion. Questo edificio di modeste dimensioni era un luogo di raduno per le assemblee del senato acrense Nella parte alta del teatro si trovano i resti del Tempio di Afrodite. A ovest del teatro, in tempi recenti, è venuta alla luce una costruzione a pianta circolare, accoglieva probabilmente, in età imperiale, un impianto termale che nel periodo bizantino fu trasformato in Battistero.

A ridosso del lato sud-est del teatro si aprono le Latomie dell\’Intagliata e dell\’Intagliatella, usate inizialmente come cave di pietra per la costruzione dell\’antica Akrai, in seguito divennero luoghi di sepoltura. Sono evidenziate dalla presenza di tombe greche, romane, cristiane, ipogei ed abitazioni bizantine. Un bassorilievo raffigurante un banchetto degli eroi impressiona la parete dell\’Intagliata.

Il Decumano è la strada principale che attraversa il centro della città in senso est-ovest collegando la porta Selinuntina con la porta Siracusana; il suo lastricato in pietra lavica ne fa senz\’altro una delle pavimentazioni stradali più conservate che abbiamo in Sicilia. Ai margini si possono individuare i marciapiedi e le mura delle abitazioni e gli incroci delle strade secondarie.
Sul pendio della città antica , sulla strada per Noto, sorgono altre importanti latomie detti Templi Ferali. Qui si venerava il culto dei morti e degli eroi. Più in basso, in una stretta valle, una serie di grandi rilievi scolpiti sulla roccia testimoniano la presenza di un culto dedicato alla dea Cibele o Magna Mater.

Ai piedi del colle una serie di bassorilievi scolpiti nel calcare documenta il culto degli acrensi nei confronti della dea Cibele o Magna Mater, riconoscibile per il timpano, il Modio e i leoni…

Piazza V. Emanuele Pachino

La grande piazza é il salotto di Pachino. Perfettamente quadrata, è posta nel punto più alto del paese e raccoglie tutte le 12 strade che provengono dalla periferia, tre per lato. E\’ caratterizzata da due file per lato di ficus benjamin, sempreverdi, e dalla imponenza della Chiesa Madre, del SS Crocifisso, la chiesa più vecchia di Pachino nasce nei primi anni della seconda metà del 1700 per volere di un principe locale, Gaetano Starrabba principe di Giardinelli – con decreto di Ferdinando I° Re delle due Sicilie il 21 luglio 1760 – che volle fondare questo paese a sud della ricca cittadina di Noto.

Per abitarla, prese un manipolo di villici locali, pochi nobili, e un altromanipolo di abitanti di Malta desiderosi di venire ad abitare nella nuova terra. E infatti ancora oggi, il paese è ricco di cognomi tipicamente maltesi. Lo stemma araldico, consiste in Una torre sul mappamondo e il porcellino per indicare la fertilità della terra.

Pantalica Sortino

Pantalica, nota località naturalistico-archeologica nella provincia di Siracusa (Sortino), nel 2005 è stata iscritta assieme al centro storico di Siracusa del titolo di Patrimonio dell’UNESCO. Il sito si trova su un altipiano, circondato da canyon formati nel corso dei millenni da due fiumi, l’Anapo e il Calcinara che hanno determinato l’orografia a canyon caratteristica della zona. L’altipiano così come le vallate sottostanti (Valle dell’Anapo) sono delle importantissime zone naturalistiche.

Vari sentieri permettono di visitare il sito. La Valle dell’Anapo è accessibile da due varchi collegati tra di loro, dal lato di Sortino e dal lato di Ferla. Questo sentiero corre per più di 10 Km sul tracciato dell’ex linea ferroviaria Siracusa-Vizzini. La visita all’altipiano può invece partire dalla cosidetta Sella di Filiporto, raggiungibile dal paese di Ferla o dall’altro lato, dal versante di Sortino, passando sopra la cosidetta Grotta dei pipistrelli.

Morgantina Aidone (EN)

Le più antiche tracce di frequentazione del sito di morgantina appartengono alla prima età del bronzo (2100 -1600 a.C.), epoca a cui risale un villaggio di capanne circolari e rettangolari che occupò il colle di Cittadella (contrada “Terrazzi di San Francesco”). Il villaggio appartenne alla Cultura di Castelluccio, caratterizzata da un’elementare organizzazione civile, su base tribale, e dal possesso di rudimentali tecniche di artigianato domestico e agricole e alla successiva cultura di Thapsos.

Nel sito di morgantina sono state rinvenute anche ceramiche micenee e submicenee. Teatro Greco
A partire dal XIV secolo a.C. sino al XI secolo a.C. la popolazione dei Siculi (Sicilia), provenienti dall’Italia centrale, raggiunse in ondate successive la Sicilia orientale, cacciando gli indigeni nella parte occidentale. Secondo la leggenda un gruppo di Morgeti guidato dal mitico re Morges, fondò nel X secolo a.C. la città di Morgantina, sul colle della Cittadella. Per oltre trecento anni i Morgeti occuparono il luogo, integrandosi con le altre popolazioni affini dell’interno e prosperando grazie allo sfruttamento agricolo della vasta pianura del Gornalunga.
Nella seconda metà dell’VIII secolo a.C., era iniziata in Sicilia la colonizzazione greca e verso la metà del VI secolo a.C. Greci di origine calcidese giunsero a Morgantina risalendo la valle del Simeto e del suo affluente Gornalunga; si insediarono nella città convivendo abbastanza pacificamente con i precedenti abitanti, come sembra testimoniare la mescolanza di elementi culturali nei corredi funebri.

La città sembra venisse distrutta una prima volta alla fine del secolo, ad opera del tiranno di Gela, Ippocrate. Nel 459 a.C., la città venne presa e distrutta da Ducezio, condottiero dei Siculi, durante la rivolta contro il dominio greco e fu probabilmente in seguito abbandonata come centro abitato.Venere di Morgantina
La città si estende su una piccola pianura delimitata da dolci colline. Al centro del pianoro si trova l’Agorà dominata dall’alto dal “colle della Cittadella”, sede dell’Acropoli. Il sito, prima di essere colonizzato dai greci, presentava insediamenti preistorici di età castelluciana e dell’Età del Bronzo. Fu nel IX secolo a.C. che arrivarono i Morgeti (da cui Morgantina prende il nome). Testimonianze del periodo di colonizzazione da parte di questo popolo si trovano nell’area dell’Acropoli: capanne a pianta quadrata appartenenti ad un villaggio agricolo.
Nel IV secolo a.C. i coloni Calcidesi di Catania ingrandiscono il sito. Nel 211 a.C. , durante le guerre puniche, Morgantina si schiera con i Cartaginesi e questo provoca la sua distruzione da parte dei Romani.
Lungo il perimetro dell’area archeologica sono visibili le antiche mura di cinta che, seguendo l’orografia della zona, hanno un andamento piuttosto frastagliato. Le mura non presentavano torri, solo alcuni baluardi, e si aprivano in corrispondenza delle quattro porte. Sull’Acropoli, oltre alle succitate capanne morgetiche, si trovano i resti più antichi della città, compresa l’area sacra. L’area sacra comprende dei piccoli templi ed il naiskos arcaico, un grande tempio lungo all’incirca 32 metri risalente al VI secolo a.C. Ai piedi della collina dell’Acropoli si trova il quartiere residenziale.
Qui sono state rinvenute lussuosi esempi di abitazioni con pavimenti a mosaico e pareti affrescate: la Casa del Capitello Dorico, famosa per la sua iscrizione musiva EYEKEY (Stai bene!) sul pavimento in cocciopesto;

la Casa di Ganimede, che prende il nome dal mosaico rinvenuto al suo interno raffigurante il ratto di Ganimede; altre abitazioni degne di nota sono la Casa dei capitelli tuscanici e la Casa del Magistrato, entrambe con decorazioni musive e parietali.

La zona più interessante di Morgantina è certamente l’Agorà, disposta su due livelli (quello inferiore riservato ai riti sacri, quello superiore per fini commerciali e pubblici) collegati da una grande scalinata. Quest’ultima è molto particolare perchè consta di tre lati che formano così in basso uno spazio probabilmente usato per le riunioni cittadine, come Ekklesiasterion, o per momenti di culto vista la vicinanza con il Santuario delle Divinità Ctonie, Demetra e Kore.

Contemporaneo alla scalinata è senza dubbio il Teatro Greco. La sua cavea semicircolare consta di 15 gradini ed è suddivisa in sei settori; è probabile che le scalinate in pietra continuavano con delle strutture in legno per aumentare la capienza del teatro (5000 posti circa).
Il Santuario delle Divinità Ctonie ha una pianta trapezoidale ed è all’interno di questo edificio che sono stati rinvenuti dei busti votivi policromi che raffigurano Demetra. Accanto al teatro greco, più a est, si trova il granaio pubblico; risalente al III sec. a.C. ha una pianta rettangolare. I resti di due fornaci all’interno dell’edificio sono la prova dell’esistenza in città di fabbriche di vasi in ceramica.

La terrazza superiore dell’Agorà è delimitata da tre portici monumentali con colonne (stoà); uno con funzione di ginnasio, uno adibito a fini commerciali, l’altro per riunioni pubbliche. Al centro di questa terrazza dell’Agorà si trova il Macellum, del II secolo a.C. ; l’edificio ha pianta quadrata ed è l’esempio più antico di macellum a noi pervenuto. I reperti archeologici rinvenuti nell’area archeologica di Morgantina sono conservati nel piccolo ma interessantissimo Museo Archeologico nella vicina Aidone. I reperti custoditi vanno dall’età del Ferro al I secolo a.C.
VISITA

Gli scavi si estendono in una piccola vallata e sulle due colline che la racchiudono. Si delineano l’agorà, un piccolo teatro e, sulla collina a nord, alcuni mosaici al riparo sotto tettoie.
COME SI RAGGIUNGE
Giungendo dall’ autostrada Palermo-Catania, dallo svincolo di Mulinello, si va in direzione Piazza Armerina. Uscendo dallo svincolo della superstrada Enna-Gela, prima di arrivare a Piazza Armerina si imbocca la S.S. 288 circondata da parchi naturali di pini ed eucalipti. A 6 Km appare Aidone. Il viale di ingresso culmina nella CHIESA DI S. MARIA LA CAVA, meta di migliaia di pellegrini che da ogni parte della Sicilia vengono a venerarvi il simulacro miracoloso di S.FILIPPO APOSTOLO.

Piazza Duomo di Siracusa

Il tempio, di ordine dorico fu eretto nel V secolo a.C. dal tiranno Gelone in seguito alla vittoria contro i Cartaginesi nella battaglia di Imera. L’Athenaion era esastilo (sei colonne in facciata) periptero (le colonne circondavano la cella su tutti e quattro i lati), con 14 colonne sui lati lunghi. Secondo Ateneo il frontone recava il grande scudo della dea in bronzo dorato.

Da Cicerone, che elenca gli ornamenti depretati da Verre, sappiamo che aveva decorazioni in avorio, borchie d’oro sulla porta e una serie di tavole dipinte che raffiguravano un combattimento di cavalleria tra Agatocle e i Cartaginesi e 27 ritratti dei tiranni della città.

Duomo di Enna

Antica a centru di Trinacria terra, Ariusa ‘n munti àutu, ‘n locu sanu, ‘N beni distanti, forti, ‘inpaci e guerra, Lucenti, bedda Enna, ‘n largii chianu !

Biddizzi ppi natura, ‘n megghiu beni ; Populu ardenti, ‘n sèguitu criscenti, Contrarili a ricchi, schiavi! Eunu ‘nipeni, Triunfa ‘n vantu, libiru cuntenti! ….

Cattedrale-S.Giorgio-di-Ragusa

Antica chiesa madre della città prima del 1693, sorgeva all’estremità est dell’abitato, nei pressi dell’attuale Giardino ibleo, dove si trova ancora il grande portale quattrocentesco, di stile gotico-catalano, unica vestigia rimasta dell’antico tempio.

La chiesa fu gravemente danneggiata dal terremoto e restarono in piedi parte della facciata, alcune cappelle e parte della Cappella maggiore, per cui venne costruito un ampio locale adiacente alla navata sinistra del vecchio tempio, in cui poter svolgere le funzioni.

Nel secondo quarto del secolo XVIII, si decise di trasferire la chiesa nel sito della vecchia di S. Nicola, che fino al secolo XVI era stata la parrocchia dei fedeli di rito greco e successivamente, passata al rito latino, era divenuta “chiesa sacramentale” di S. Giorgio. Del progetto venne incaricato nel 1738 Rosario Gagliardi, architetto di Noto, uno dei protagonisti della ricostruzione barocca, di cui questo edificio è una delle opere migliori. La prima pietra fu posta il 28 giugno del 1739, come ricorda una lapide murata sul lato destro della scalinata, e tuttavia, come ricorda l’enigmatica iscrizione posta sul lato opposto, i lavori poterono cominciare solo nel 1744.