Il Dongione
di Motta Sant'Anastasia sorge su un panoramicissimo e strategico
promontorio, alto circa 65 m, costituito da roccia basaltica (il
"neck").
Non è certa la data della sua costruzione. Secondo alcuni storici è
stato riedificato su una precedente costruzione araba, nel 1070 dal
Gran Conte Ruggero d'Altavilla, secondo altri è stato costruito nel
1074, non si ha nessun documento che possa confermare con certezza
queste date.
Nello stesso posto, nei secoli precedenti, erano state realizzate
altre strutture, come testimoniano alcuni resti. Alcune fonti
sostengono che anche i cartaginesi abbiano costruito loro roccaforti.
Il castello è stato costruito dai Normanni con funzione sia
difensiva che di avvistamento, da esso, infatti, è possibile scorgere
buona parte della piana di Catania e del versante meridionale dell'Etna.
Nei secoli il castello ha diversi "proprietari", alcuni legittimi
altri, forse, illegittimi, ed è oggetto di aspre contese. Esso è il
simbolo di Motta Sant'Anastasia. La sua storia coincide, quasi
sistematicamente, con quella del paese, così come si intrecciano realtà
e leggenda sui principali avvenimenti accaduti nel castello, e in
particolare sulla vita travagliata della Regina Bianca di Navarra.
Dopo i Normanni il possesso del "Castello" passa ai vescovi catanesi
(anche se il documento che ha stabilito il passaggio può essere
considerato falso o manipolato) ai quali, con alterne vicende, rimane
fino a quando gli Aragonesi non affidano i possedimenti dei vescovi a
loro sudditi fedeli. Così nel 1300 Sant'Anastasia è di Blasco II
d'Alagona. A metà del secolo, passa al Conte Rosso Rubeo e
successivamente al figlio Enrico Rosso ("secondo alcuni storici questo
possesso non è legittimo, non essendoci stata una formale investitura e
quindi non essendo chiaro a quale titolo sia passata a Rosso Rubeo e da
questi a suo figlio"). Federico IV d'Aragona toglie il "Castello" e le
terre circostanti a Enrico Rosso, perché questi si è ribellato al
sovrano. Il Castello passa al Demanio Regio, anche se gli Alagona ne
sostengono il possesso, convinti che gli era stato usurpato dai Rosso.
Ma le richieste degli Alagona non trovano concorde la Corona. Nel 1392,
e solo per sei anni, viene concessa a Simone Moncada una piccola parte
del territorio di Motta e l'uso privato del Castello, ma egli, in
effetti, usa tutto il territorio demaniale.
Nel 1408 Sancio Ruiz de Lihori ottiene il Castello e il territorio
di Motta in vitalizio, ed, infatti, ne tiene il possesso fino alla sua
morte (1420 circa). In questo periodo Motta Sant'Anastasia viene
elevata a Baronia. Nella seconda decade del 1400 si colloca la
storia-leggenda della Regina Bianca e del Conte di Modica Bernardo
Cabrera, con Sancio Ruiz de Lihori importante coprotagonista.
Alla morte di Sancio Ruiz de Lihori, Motta e il castello passano a
Consalvo Monroj, che nel 1421 con un Privilegio gli viene data in
feudo, successivamente a Ludovico Perollo, che aveva sposato la figlia
di Consalvo Monroj, e dopo a suo figlio Raimondo, che la da in
subconcessione, poi la riprende ed infine la vende. Motta è comprata,
poi, da Aloisio Sanchez, che nel 1516, con una formale investitura, ne
ha il legale possesso. Nel 1526 Motta Sant'Anastasia, e quindi il
castello, passa ad Antonio Moncada. La famiglia Moncada possiede il
Castello fino al 1900, da quando diviene proprietà comunale.
La fortificazione era più consistente rispetto al solo "torrione"
che oggi sopravvive, tanto che Federico II la definì "castrum" e non
"turris".
Fino alla metà di questo secolo era possibile rintracciare altre
strutture che completavano il sistema difensivo dentro le mura.
La cinta muraria è caratterizzata dalla successione di opere
risalenti a differenti epoche. La fortificazione bizantina (VI secolo),
strutture merlate arabe (fine del IX) ed, infine, le mura normanne
(seconda metà dell' XI secolo).
A cura degli alunni dell'Istituto Comprensivo "Gabriele D'Annunzio"
http://www.comune.mottasantanastasia.ct.it/