Un tuffo indietro nel passato, in una delle aree più interessanti, dal punto di vista storico, della Sicilia antica. Queste cave Sono denominate Latomie, dal greco latomía, ossia taglio di pietre, un termine che sta ad indicare appunto i sassi, tagliati con scalpello e piccone, usati per le fabbriche della città.
Le Latomie nascono soprattutto per cavare delle pietre da utilizzare per le costruzioni. Esse, originariamente sorte come cave di pietra, vennero realizzate con il lavoro di condannati, prigionieri o avversari politici chiusi in questa sorta di prigione lontana dalla città, le cui dimensioni erano davvero notevoli: “Ha lunghezza di 1/3 di uno stadio e larghezza di 1/3 di 200 piedi”, come ci tramandano alcuni studiosi del ’600. La loro non è la più remota testimonianza. Narra Tucidide nel VII libro delle sue Storie che gli Ateniesi, sconfitti dai Siracusani, furono rinchiusi in cave profonde ed anguste. Qui i prigionieri, stremati dalla fame, dalla sete e dalla calura, erano sottoposti a qualsiasi sforzo fisico ed erano costretti a patire tutto ciò per non meno di settanta giorni. All’interno delle Latomie, le più famose delle quali sono quelle dei padri Cappuccini e di Dionisio, si possono notare, lungo le pareti, alcuni fori cui, secondo antiche testimonianze, erano attaccate le catene dei prigionieri.
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