Il Palazzo venne costruito a partire dal 1307 per volere di Manfredi I
Chiaramonte, conte dell'immenso e potente feudo di Modica (detto "
Regnum in Regno" per i suoi privilegi). Questi ne commissionò i lavori
per il I piano, ed è noto anche con il nome di Steri, dalla parola
Hosterium che significa palazzo fortificato, caratteristica ravvisabile
nella forma squadrata e pulita. Nel 1342 Manfred II costruì il
secondo piano, che rimase incompiuto, e il soffitto della Sala Grande
venne decorato su ordine di Manfred III che, intorno al 1380, ne
completò i lavori. Ciò si rileva anche dalla data di un'antica
iscrizione, esistente nel soffitto della grande sala, che trasmessaci
dallo Inveges, venne poi ristudiata dal bibliofilo Francesco La Mantia
e dal professor Gabrici. «ANNO DOMINI MILLESIMO TRECENTESIMO
SEPTUAGESIMO SEPTIMO INDICIONE QUENDECIMA MAGNIFICUS DOMINUS MANFRIDUS
DE CLARAMONTE PRESENS OPUS FIERI MANDAVIT FELICITER. AMEN».
Quella dei Chiaramonte era una delle più facoltose e potenti del
periodo aragonese, il cui ultimo discendente, Andrea, venne giustiziato
proprio davanti all'ingresso dell'edificio. Infatti, il conte
Andrea Chiaramonte, vicario del regno, alla morte di Federico III
d'Aragona, avendo sperato succedergli quale rè di Sicilia, si sollevò
contro Martino e alla venuta di questi nell'isola, (sbarcato a Trapani
nel 1392 con la moglie Maria, erede del regno ed il padre, duca di
Montblanc) si rinchiuse ostilmente in questo suo munito castello.
Giunto Martino a Monreale ed assediata Palermo, che si rifiutava di
riceverlo parteggiando per il Chiaramonte, questi fu infine costretto
ad arrendersi ed il 1° giugno 1392 il bel castello chiaramontano fu
testimone della tragica fine del suo ultimo signore la cui
decapitazione avvenne su di un alto palco issato nella piazza
antistante, mentre rè Martino, da una finestra, assisteva all'atroce
spettacolo. Il castello venne poi confiscato e la sua storia,
oscurata da tale sanguinoso episodio, si innestò da quel momento in più
ampie vicende. Esso divenne così abitazione di rè Martino I
d'Aragona, assumendo il nome di «sacro regio hospitio», ed al tempo di
Bianca di Navarra subì l'ignominioso assalto del Cabrerà (1410) il
quale, tentando di sorprendere la bella regina, ne causò la famosa
notturna fuga illustrata nei quadri del castello di Solanto. Episodio
storico ma talmente romanzesco da sembrare leggenda. Il vecchio
Cabrera, che poi saccheggiò il castello di tutte le cose di lei,
accorso al suo letto appena abbandonato, ebbe ad esclamare: «Se la
pernice è fuggita, il covo è ancora caldo». Dopo essere stato
lungamente dimora dei viceré, nel 1516, morto Ferdinando II cui
succedette il nipote Carlo di sedici anni, il castello venne assalito
dal popolo insorto contro il viceré Ugone Moncada, che continuava a
governare senza aver ricevuta conferma dal nuovo rè Carlo e che riuscì
a fuggire, travestito da servo. Un anno dopo il popolo si rivoltò
ancora contro il nuovo viceré Ettore Pignatelli duca di Monteleone, ma
egli fu risparmiato mentre vennero uccisi tutti i consiglieri fedeli
ancora al Moncada. Da allora, per misura di sicurezza, la regale
residenza venne trasferita nell'antico castello a mare (ora distrutto)
e nello Steri fu ospitata la dogana e la regia Gran Corte. In questo periodo ne ebbe le funzioni di castellano Cristoforo Virzegna. Nel 1600 Filippo II di Sicilia, concedendolo agli inquisitori del Santo Officio, conservò i locali bassi alla regia dogana. Il tremendo e potente tribunale vi rimase sino alla sua abolizione, avvenuta nel 1782, per decreto di rè Ferdinando III.
Durante l?avvicendarsi di questi numerosi eventi, l?edificio subì
pesanti trasformazioni, come l?apertura del grande portone d?ingresso
dalla piazza Marina o la demolizione delle fortificazioni di protezione
del palazzo.
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