STORIA
Nel sito archeologico di Selinunte, molto vasto e particolarmente suggestivo data la vicinanza di un mare splendido, si distinguono tre zone:
- La prima, sulla collina orientale, raggruppa tre grandi templi di cui uno( tempio E ) è stato rialzato nel 1957.
- La seconda, sulla collina occidentale e cinta da mura, è l'Acropoli, a nord della quale sorgeva la città vera e propria (pianoro di contarda Manuzza ).
- La terza, a ovest dell'Acropoli, oltre il fiume Modione, era un'altra area sacra con templi e santuari (Malaphoros in contrada Gaggera).
Da ricordare le due Necropoli (Manicalunga e Galera Bagliazzo) e le Cave di Cusa dal quale proveniva tutto il materiale per edificare i templi .
01 - LEGENDA E PIANTINA DEL PARCO
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| 02 - TEMPIO E (HERA?)
Il primo ad apparire alla vista è il tempio E, ricomposto nel 1957. Dedicato ad Hera, risale al V sec. a.C. ed aveva una pianta complessa. Vi si accedeva dal lato orientale attraverso alcuni gradini che conducevano, oltre il colonnato, al pronao, preceduto da due colonne delle quali non restano che i capitelli, a terra.
Dietro si trovava la cella sulla quale si apriva una piccola stanza segreta che accoglieva la statua della dea. Alle spalle si trovava l'opistodomo, identico al pronao. Il tempio segna il massimo apogeo dello stile dorico, quello che viene normalmente definito "dorico canonico" con periptero esastilo di 70,18X27,65 m. e cella doppiamente in antis con adito. Il fregio del pronao e dell'opistodomo era decorato con metope le cui parti nude (volti e braccia) sono realizzati in marmo di Paro ed inseriti nel tufo. Di queste, cinque si trovano nel Museo Archeologico Regionale di Palermo e raffigurano: le nozze fra Zeus ed Hera; Atteone sbranato dai cani davanti ad Artemide; Eracle in lotta contro Antiope; Atena che atterra il gigante Encelado, Apollo e Dafne.
L'identificazione delle divinità cui erano dedicati i templi resta un mistero, tranne per il Tempio E, che, per un'iscrizione trovata sul posto, sappiamo essere stato dedicato a Hera.
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| 03 -TEMPIO F (ATENA?)

Il tempio F, posto al centro dei templi G ed E , oggi completamente distrutto, è datato intorno al 530 a.C. Più piccolo del precedente, ha l’intero basamento, come in quasi tutti i templi di Selinunte, costituito da quattro gradini.
Probabilmente venne edificato immediatamente dopo il tempio C, come si capisce dalla forma particolarmente allungata del suo naos (9,20 m x 40 m) e dalla pianta del secos: un ferro di cavallo con il pronaos chiuso anche nella parte anteriore da grandi porte bronzee e l’adyton in fondo alla cella.
Lo stilobate aveva una lunghezza di 61,84 m e una larghezza di 24,43 m. Immediatamente fuori dal pronaos vi era un protiron, cioè uno stretto corridoio d’entrata e poi un avamportico, i due separati da una fila di quattro colonne, che giungono fino a congiungere le terze colonne dei peristili laterali.
Il tempio è un incrocio tra sili diversi: pseudo periptero esastilo, con peristasi formata da 6x14 colonne, caratterizzate da una sensibile snellezza, prive di entasi, e alte m 9,11, cinque volte il loro diametro inferiore (1,79 m). Gli spazi tra una colonna e l’altra della peristasi erano chiusi da sottili lastre di pietra, alte 4,50 m e spesse 0,37 m, usate come pareti "a schermo" allo scopo di assicurare la segretezza delle cerimonie religiose, che si svolgevano nei portici attorno al secos.
In definitiva la pianta con il suo avanportico è di tipo pre-dorico e arcaico, mentre le colonne, le metope e i fregi testimoniano il pieno sviluppo e l’ormai raggiunta padronanza dell’ordine dorico. Parti di due metope ritrovate durante gli scavi del 1823 sono conservate al Museo Archeologico Regionale di Palermo e raffigurano Dionisio che vibra un colpo su un gigante inginocchiato ed Atena trionfante su un nemico.
Molti storici attribuiscono il tempio F ad Atena, figlia prediletta di Zeus e divinità guerriera.
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| 04 - TEMPIO G (FEBO?) 
Il tempio G era il più imponente, insieme con l’Olimpico di Agrigento, autentico colosso dell’architettura ellenica e uno dei più grandi fra tutti i templi greci.Dedicato probabilmente a Zeus, doveva essere stato costruito per i grandi panegirici popolari, che attiravano un’immensa folla.
Di dimensioni enormi (le colonne, 17 in lunghezza e 8 in larghezza, avevano un diametro di quasi 3.5 m ed un'altezza di più di 16 m), oggi è ridotto ad una massa di frammenti sparsi sul terreno. I blocchi che costituivano le colonne, del peso di diverse tonnellate, presentano ancora le scanalature, elemento che induce a credere che il tempio non venne mai terminato.
Il suo stilobate misurava 50,07 m x 110,12 m.
Al posto delle due colonne in antis, vi era una porta molto ampia fissata sulle pareti laterali e, immediatamente al di fuori, un atrio “prostilo”, lungo due colonne e largo quattro. Il naos misurava 22,50 m x 69,10 m e con la sua proporzione 1/3 superava, ormai quasi del tutto, l’eccessivo allungamento arcaico.La cella è divisa in tre navate, quasi della stessa ampiezza, da due file di dieci colonne, grandi 1/3 rispetto a quelle esterne e indispensabili per reggere il tetto di un vano talmente spazioso. L’opistodomos è in antis e si ritiene sia stato costruito successivamente, sul luogo dove, una volta, era posto l’adyton, per adeguarsi allo stile architettonico più moderno. La peristasi era formata da 8 x 17 colonne e la particolare ampiezza dei portici, tipica dei templi selinuntini, era qui maggiormente rafforzata.
La sua costruzione durò circa un secolo, tanto che, nello stesso tempio, si poteva notare un’evoluzione dello stile selinuntino: in parte arcaico e in parte classico, come si riscontra maggiormente e nelle colonne e nei capitelli: i colonnati est, nord sud-ovest e del pronaos sono arcaici, con colonne snelle alte cinque volte il diametro inferiore di 2,97 m e con un echino panciuto e un abaco enorme (largo 3,91 m e lungo 2,60 m); il colonnato ovest e dell’opistodomos, con i suoi capitelli, seguono invece delle forme appartenenti allo stile classico greco, che nella metà del V sec. si stava ormai rapidamente diffondendo.
Venne ricostruita una sola delle colonne, denominata "fuso della vecchia", che si erge solitaria sulle rovine. Tra queste, nel 1871, venne ritrovata la "Grande Tavola Selinuntina", testo importantissimo sui culti della città, risalibile alla prima metà del V secolo a. C. |
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| 05 - BAGLIO FLORIO (ANTIQUARIUM) 
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| 06 - TEMPIO O

Salendo dalla costa si scorgono le rovine del tempio O e del tempio A.
Molti studiosi attribuiscono questi due templi a Castore e Polluce, i due fratelli figli di Leda e l’uno di Tindaro e l’altro di Giove. Polluce ebbe dal padre Giove il dono dell’immortalità e chiese al dio di poterlo condividere con l’amato fratello; Giove, visto il grande affetto che legava i due fratelli, dispose che sarebbero vissuti e poi, insieme, trasformati in due astri: quegli stessi astri che, nello zodiaco, hanno il nome di “Gemelli”.
Proprio perché dedicati ai due fratelli, il tempio A e il tempio O erano identici.
Il tempio O, costruito intorno al 480-470 a.C., è quello costruito più a sud fra quelli edificati nell'area dell'acropoli.
Lo stilobate misurava 40,13m x 16,23 m. Il secos rispettava la tradizione greca classica con pronaos e opistodomos in antis e naos al centro. Se la cella comincia ad essere molto meno allungata, come vuole l’architettura moderna, l’adyton è isolato dall’opistodomos, come nelle piante dei templi più antichi. La peristasi era formata da 6 colonne lungo la facciata e 14 ai lati, alte 7,17 m con diametro inferiore m.1,34., e costituite da sette blocchi e venti scalanature.
Si nota qui, rispetto ai templi precedentemente costruiti, maggiore regolarità e simmetria tra le parti.
di 40,23 X 16,23 metri con cella doppiamente in antis; forse con adyton ; colonne 6x14, altezza m. 6,23.Ad ovest del tempio O, proprio alle spalle della casa del viaggatore, è stao rinvenuto un santuario punico, dove venivano svolti riti sacri.
Quasi a ridosso della strada che porta alla casa del viaggiatorre, oltre le bellissime piante di agave, sono visibili le rovine di un piccolo edificio sacro, il Tempio P, e di un altare, entrambi pocco attenzionati e ritenuti evidentemente di scarso significato.
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| 07 - TEMPIO A
La sua struttura architettonica risulta simile a quella del vicino Tempio O.
Anch'esso è, dunque, un periptero esastilo con 6 colonne lungo la facciata e 14 ai lati. Lungo poco più di 40m., era dotato di un pronao e di un opistodomo, distili in antis, e forse di un adyton. Aveva due scalette a chiocciola, le più antiche finora conosciute, fra il pronao e la cella (sopraelevata di un gradino rispetto al pronao) che portavano sul tetto.
Sul pavimento del pronao sono stati rinvenuti mosaici di età punica: una testa di toro circondata da foglie di alloro, i segni di Tanit, dea fenicia della fertilità e del caduceo. Un ulteriore simbolo di Tanit è stata rinvenuta anche in una abitazione privata collocata lungo il ciglio orientale dell'arteria Sud-Nord. Davanti al tempio si trova un piccolo altare quadrato. Ad est i resti di quello che doveva essere l'altare vero e proprio con pianta a T e di grandi proporzioni, anche se non del tutto in asse col tempio.
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| 08 -TEMPIO B

Eretto su un piccolo dosso a lato del Tempio C, è considerato di eta' ellenistica (IV-III sec. a.C.), per la mescolanza di tanti stili quando Selinunte era in mano punica.
Il tempietto, preceduto da un piccolo altare quadrato, misurava 8,40 m. x 4,60 m., con ingresso preceduto da nove gradini. Si tratta di un tempio prostilo (con colonne ioniche soltanto sulla fronte) tetrastilo(4 colonne) e trabeazione dorica. L’interno è composto dal pronaos e dal naos , una cella che ancora conserva il basamento della statua di culto, ed era decorato da un spesso strato di stucco dalla ricca policromia di cui è tuttora possibile ammirare le tracce.
Secondo le deduzioni dello scopritore Hittorf, nel 1824, era forse dedicato al filosofo agrigentino Empedocle che, avendo dragato le acque stagnanti di uno dei fiumi di Selinunte, pose fine alle ricorrenti epidemie. Molto probabilmente lo si può considerare dedicato ad una divinità ellenica assorbita dai Cartaginesi, quale ad es. Demetra, quasi certamente venerata nel megaron retrostante di Asclepio.
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| 09 - TEMPIO C 
E' tra i più antichi templi di Selinunte (580 a.C.) e si suppone sia stato dedicato al dio Apollo o ad Eracle.
Il basamento su cui si ergeva si innalzava su quattro gradini e lo stilobate misurava 63,76 m x 23,93 m. Il naos, nella parte più interna, era costituito da una cella particolarmente allungata (10,40 m x41,55 m), al centro della quale sorgeva un grosso altare per i sacrifici e in fondo l’“adyton”, quel luogo mistico e nascosto dove era ubicata la statua della divinità. Il pronaos, invece che aprirsi verso l’esterno, era chiuso da possenti mura e da una pesante porta in battenti di bronzo ripiegabili.
L’intero secos (naos, pronaos e opistodomos) era qui ancora molto simile al megaron, la sala principale del palazzo miceneo, dal quale deriva per forma e funzione religiosa; la sua pianta non rispetta fedelmente i tradizionali canoni greci, che prevedevano un naos posto al centro tra un pronaos e un opistodomos, chiusi entrambi da una successione di due o più colonne tra le pareti laterali, prolungamenti delle mura laterali del naos: subito al di fuori del pronaos, nella parte anteriore del tempio, si trovava un ampio porticato, diviso in due spazi uguali da quattro colonne in linea con quelle della facciata.
Il tutto era circondato da una peristasi di 6 x 15 colonne, equidistante dalle mura della cella sia nelle parti laterali che in quella posteriore del tempio; mentre nella parte orientale vi si distanziava il doppio per creare lo spazioso pteron (porticato).
Le rovine sono dominate dalle 14 delle 17 colonne del tempio C, rialzate nel 1925.
La distanza di una colonna dall’altra così come il loro diametro variano considerevolmente: Le quattro angolari hanno diametri maggiori (da 1,84 m a 2,02 m). rispetto alle altre, le scanalature variano da 16 a 20. Esse, inoltre, sono prive di entasi e sono realizzate alcune a tamburi ed altre a monolito.
Nel rispetto dello stile dorico, le colonne poggiano direttamente sullo stilobate e i capitelli sono semplici ed essenziali. Tutti i triglifi e le metope hanno la stessa ampiezza; Nelle metope (alcune delle quali conservate nel museo archeologico di Palermo) sono raffigurate in rilievo scene mitologiche e favolistiche. Anche sul triangolo frontonale si trova un rilievo in argilla che raffigura una gigantesca testa di Gorgone digrignante policroma “di cupa forza espressiva, tanto che non manca molto che tutto il tempio, con le sue colonne mosse da una energia vitale, con la sua enorme testa demoniaca, si trasformi in uno sfrenato essere favoloso” (Berwe, Gruben, “Selinunte”, p. 239).
Il frontone (decorato da un bassorilievo fittile raffigurante una testa di Gorgone in terracotta policroma) aveva la particolarità di avere la base più lunga dei due lati inclinati, cosa che gli conferiva una forma a pagoda del tutto inusuale. E' da questo tempio che provengono le metope più belle, scoperte nel 1823 e conservate al Museo Archeologico di Palermo, ove si trova anche la ricostruzione dell'enorme maschera del frontone. Le tre metope raffigurano scene mitologiche e favolistiche: la Quadriga del sole, l'Uccisione della Medusa da parte di Perseo, Eracle che cattura i Cercopi.
Interessante notare l'evoluzione costruttiva avvenuta proprio durante l'edificazione di questo tempio: le colonne del lato sud sono ancora monolitiche, mentre le altre sono già a rocchi, più maneggevoli da trasportare. All'interno del tempio C si notano numerosi sigilli di età punica.
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| 10 - TEMPIO D
Il tempio D, costruito intorno al 560 a. C. è, in ordine cronologico, il secondo tempio dell’acropoli di Selinunte ed è ubicato a nord di quello C del quale mantiene in gran parte le stesse caratteristiche e lo stile: basamento lungo 55,96 m e largo 23,64 m, innalzato su quattro gradini, e secos 38,47 m x 9,47 m, quindi quattro volte più lungo che largo.
Il pronaos è aperto all’esterno attraverso la tipica struttura in antis: le pareti laterali del naos si allungano e poi vengono unite all’estremità da quattro colonne e non due in quanto le due colonne esterne erano addossate ai muri del pronaos.
Questa struttura non era altro che una traslazione delle quattro colonne che, nel tempio C, dividevano il gran porticato anteriore, creando oltre al portico orientale anche un avamportico: una via di mezzo tra il tipo di pronaos più antico del tempio C e quello dorico in antis, più moderno. Tra il tempio C e il tempio D si possono quindi notare il progresso tecnico e le tendenze di modernizzazione seguite dalla civiltà selinuntina.
La peristasi era formata da 6 x 13 colonne, che insieme con le mura del naos e del pronaos formano quattro portici, dei quali quelli frontali sono leggermente più larghi di quelli laterali (rispettivamente 6,14 m e 4,94 m).Le colonne erano alte 7,51 metri ed avevano un numero vario di scanalature.
Come accade per tutti gli altri templi, non si sa bene a chi sia dedicato il tempio D: alcuni lo attribuiscono a Giove Agoreo, altri ad Afrodite, altri ancora ad Atena.
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| 11 - TORRE POLLUCE

Era l'antico nome dell'attuale casa del viagggiatore, così chiamata per la presunta vicinanza di un tempio dedicato a Castore e Polluce non ancora identificato ma la cui ubicazione si presume sia in prossimità della cinta muraria meridionale . La sua datazione risale al XVI sec., durante la dominazione spagnola, quando furono edificate torri di avvistamento a protezione delle coste contro Turchi, pirati , inglesi e francesi in guerra contro la Spagna.
La torre inizialmente composta dal solo piano terra con ingresso a Nord, due feritoie,a Nord e a Sud, ed una copertura a dammuso, viene descritta dall'architetto Camillo Camilliani nel 1583 come " non forte di muraglia e senza difesa da alcuna parte". Venne pertanto costruita una scala esterna lungo la parete settentrionale, con ponte levatoio . L'entrata così innalzata risultava più sicura e da essa si accedeva ad una scala interna che conduceva agli ambienti sottostanti e ad una terrazza munita di parapetti con feritoie e varchi per poter posizionare dei cannoni e di un torrino per la custodia delle munizioni e per i segnali di avvistamento.
Dal 1625 al 1632 la torre divenne la "Taverna di lu forti" e quando il tetto del pian terreno cedette fu ricostruito un ingresso al piano terra per poter accedere agli altri ambienti. In seguito sul lato ovest della torre venne costruita una scala più grande che portava a nuovi vani con finestre ricavate dalla terrazza.
Nel 1858 fu sede del servizio telegrafico, in seguito ospitò viaggiatori e studiosi e durante il secondo conflitto mondiale fu adibita ad alloggio militare..
Oggi ospita un antiquarium dove sono esposti vari reperti, grandi contenitori ceramici e un frammento di metopa arcaica raffigurante la contesa tra Eracle ed Apollo della cerva della collina di Cerinea , sacra ad Artemide.
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| 12 - LA MURAGLIA DELLLA TORRE MANUZZA

La muraglia scoperta nel 1988 vicino alla Torre Manuzza e poi seguita con dei saggi di scavo attraverso tutto il pianoro non fa parte del sistema delle mura della città arcaico-classica. Spesso soltanto m 2.10 il muro è costruito in gran parte con materiali di spoglio e taglia, soprattutto, rigorosamente le insulae dell’età classica distrutte e rase al suolo. Come le mura dell’acropoli questo muro è stato eretto sicuramente dopo l’assalto cartaginese e fa dunque parte dello stesso sistema difensivo. Solo con questo allargamento dell’area cinta da nuove mura si spiega anche la testimonianza di Diodoro che Ermocrate si accampava a Selinunte con 6000 mercenari.
Al tempo della costruzione di questo muro le antiche strade tra le rovine erano ancora in uso, come dimostrano due posterule e soprattutto la grande porta a cortile disposte sulle principali plateiai.
A giudicare dai dati di scavo le mura di Manuzza, tuttavia, furono presto abbandonate, nel sec. IV qui si trovano soltanto alcune disperse tombe puniche. |
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| 13 -NECROPOLI

A Selinunte le necropoli sono state esplorate solo in parte.
Oltre alla piccola necropoli sulle pendici nord-orientali della collina di Manuzza, risalente al primo stanziamento dei coloni nella metà del VII se. A.C., sono state individuate altre tre aree extraurbane.
1) In contrada Buffa , a settentrione della collina orientale (VII-VI sec. a. C.) , al cui ingresso in una fossa votiva sono stati rinvenuti reperti fittili e ossa di animali.
2) Sulla collinetta di Galera Bagliazzo, a 250 m. a nord-est della collina di Manuzza alla quale è collegata da un’ampia strada. Risalente al VI sec. a.C., per l’espansione urbana di Selinunte nella direzione di Manuzza, venne scoperta dal Fazello nel XVI secolo e proprio in questa necropoli nel 1882 venne casualmente rinvenuta la famosa statua bronzea raffigurante l’ "Efebo di Selinunte", esposta oggi nel Museo Civico di Castelvetrano dopo essere stata restaurata nel 1926, trafugata nel 1962 ed in seguito ritrovata nel 1968.
3) Ad occidente della collina della Gaggera, oltre il Santuario della Malaphoros si trova la necropoli di Manicalunga -Timpone nero , scoperta dal Cavallari nel 1871.
Estendendosi per oltre 2 Km, raggiunge una distanza di quasi 4-5 Km dal centro abitato , Si tratta, pertanto, della necropoli più vasta di Selinunte tanto da mettere in dubbio la sua appartenenza ad un’altra città viciniora, non ancora conosciuta. Dai rinvenimenti effettuati si è visto che in queste necropoli era molto praticato il rito dell'inumazione, fatta eccezione per la necropoli di Manicalunga nella quale era in uso anche quello della cremazione.
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| 14 - AREA SACRA DI MALAPHOROS

In contrada Gaggera, ad ovest dell’Acropoli , si trovano i resti del santuario eretto in onore di Demetra,detta appunto “Malophoros” (colei che porta il melograno), dea della vegetazione e quindi protettrice delle messi e della fertilità.
Vi si giunge scendendo nella valle del Modione. e attraversando, tramite un ponte, il fiume, dove anticamente era il più grande porto fluviale di Selinunte, a circa un chilometro.
Con tutta probabilità i primi coloni vollero impiantare il santuario di Demetra vicino alla zona portuale per reduplicare, come pare avvenne per la collina orientale di Selinunte, il santuario portuale della madrepatria Megara Nisea.
Risalente, quindi, al periodo della fondazione della colonia sul finire del VII sec. a.C., il santuario sorgeva all'interno di un recinto sacro (o temenos), un alto muro con la caratteristica terminazione superiore sagomata che, in alto a sud-ovest, è vistosamente irregolare rispetto agli altri lati, che seguono le linee di quota.
All’interno del recinto sacro, oltre al santuario di Demetra, vi sono altri due edifici sacri dedicati a Zeus Meilichios e ad Hecate Triformis, divinità della patria d’origine dei coloni.
Pertanto, tutto il vasto spazio sacro (circa m 60 x 50) può essere considerato come costituito da due aree sacre.
Alla prima, più grande ed articolata, delimitata da un alto muro di cinta, si accede da un propileo coperto (si distingue dai monconi di colonne), con due frontoni alle estremità, databile intorno alla metà del V sec. a. C.: qui erano due altari per i sacrifici, un pozzo ed il tempio della Malophoros. Un canale per lo scorrimento dell'acqua proveniente dalla fontana di Gaggera separava il propileo dal tempio vero e proprio, un edificio di forma rettangolare senza basamento e colonne, diviso in tre ambienti e ( un megaron formato da un pronao, una cella ed un adito che ospitava la statua della dea), con l’ingresso ad Est e preceduto da una costruzione più antica non più visibile, databile nel VI secolo a.C..
Costruito ed ampliato a più riprese, in esso si fondono elementi dorici, ionici e punici. Nel santuario sono state ritrovate circa 12.000 statuette votive in terracotta di varie epoche e tutte raffiguranti una divinità femminile. Sono stati inoltre rinvenuti vasi corinzi e protocorinzi, stele, un bassorilievo raffigurante Plutone che rapisce Persefone e numerose lucerne di epoca costantiniana, a testimonianza di un insediamento cristiano sulle rovine del Santuario.
L’area sacra venne messa in luce durante gli scavi effettuati da Cavallari e Patricolo nel 1818 e da Salinas nel 1903-1905. Fu poi sistematicamente indagata tra il 1915 ed il 1926 da Gabrici, che rinvenne l’ immensa quantità di materiali archeologici, attualmente conservati nel Museo Archeologico Regionale A. Salinas di Palermo.
La seconda area sacra, più piccola venne consacrata a Zeus Meilichios e ad una divinità paredra.
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| 15 -TEMPIO N (SANTUARIO DI HERA)
L’edificio, scavato tra il 1982 ed il 1985, ha la forma di un tempio senza peristasi, diviso in due ambienti e con il vano d’ingresso al centro della parete Est. Dal tipo di calcarenite adoperata per i blocchi squadrati, dalla tecnica costruttiva e dalla forma della cornice di coronamento delle pareti, molto semplice e priva di elementi decorativi, si evince che molto probabilmente l’edificio è stato eretto nel primo quarto del VI secolo a.C..
In una seconda fase, dopo lo scontro con i Cartaginesi del 409 a.C., alla fronte del tempio fu accostato un portico di quattro pilastri con capitelli ‘a gola egizia’, di ispirazione punico-orientale. La distruzione dell’edificio avvenne in seguito ad un evento sismico nella seconda metà del IV secolo a.C., ma attività cultuali continuarono a svilupparsi nell’area fino alla metà del III secolo a.C. come risulta da focolari, pietre sacrificali, stele anepigrafi e deposizioni rinvenute a diversi livelli.
I blocchi delle pareti lunghe dell’ambiente anteriore, rinvenuti in posizione di crollo, sono stati restaurati e ricollocati secondo la tessitura originaria. Nell’anastilosi della parete Nord, effettuata nel 1985, si è reso necessario l’impiego di blocchi nuovi per integrare i due filari inferiori del tratto di muro crollato, evidentemente asportati in epoca moderna. Davanti alla facciata dell’edificio vi è un altare monumentale, il cui piano sacrificale è diviso in due settori delimitati da tre ‘guance’ lisce. Per la divinità del santuario, certamente femminile per il carattere matronale delle statuette di terracotta finora rinvenute, è stata proposta l’identificazione con Hera sulla base di un documento epigrafico frammentario. |
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| 16 - TEMPIO M
All’estremità settentrionale dell’area sacra di Malaphoros e a pochi metri dalla fonte della Gaggera, si trova il cosiddetto Tempio M, edificato all'inizio del VI secolo a.C., durante il periodo tirannico di Selinunte, e del quale non si conosce l’attribuzione divina.
La struttura dell’edificio( 26,80 m. x 10,85 m) è quella di un megaron arcaico bipartito con pronao e cella, preceduto da una grande spianata lastricata,che costituiva, molto probabilmente, un luogo di riunioni .
La fronte occidentale era dotata di un ampio timpano e l’architrave era ornato con triglifi e metope per lo più lisce e solo alcune decorate raffiguranti scene di amazzonomachia.
Un evento sismico (verso il IV sec. a. C.) ne fece crollare le strutture e di esse rimangono solamente i blocchi di fondazione e quasi tutta la parete est, in origine alta otto metri.
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| 17 - ANTIQUARIUM DELLA GAGGERA
Dal 5 maggio 2003 è visitabile l'Antiquarium presso le Case Messana, nei pressi della fonte della Gaggera e del Tempio M. All'interno sono esposti materiali provenienti dagli scavi nelle varie aree sacre della zona, corredati da dovizioso apparato didascalico illustrativo e da modelli ricostruttivi in scala. Si può ammirar euna ricca selzione di statuette fittili raffiguranti le divinità che venivano venerate nei santuari ed in generale vasi ed oggeti vari offerti come ex voto dai fedeli. E' possibile ammirare al suo interno anche poderosi muri di fondazioni sottostanti la masseria e pertinenti probabilmente ad una fontana monumentale databile al VI sec. a.C..
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| 18 - FORTIFICAZIONI

Intorno all'Acropoli, si snodano le fortificazioni a blocchi squadrati (VI e V sec.), a più riprese restaurate: lo sviluppo delle mura era interrotto da torri (5 già individuate), da porte in corrispondenza delle estremità delle arterie principali (nord, est ed ovest) e da postierle.
I resti delle fortificazioni ora visibili non coincidono con la struttura muraria originaria della città arcaico-classica. La possente cinta che abbraccia gran parte dell’acropoli di Selinunte venne eretta sulla disposizione urbanistica più antica. Si pensa che esse siano state costruite immediatamente dopo la disfatta di Selinunte ad opera dei cartaginesi nel 409 a.C., le mura infatti sarebbero state volute da Ermocrate in gran fretta.
Le tecniche con cui sono state costruite le cinte murarie, per lunghi tratti, tramite il riuso dei blocchi ben squadrati provenienti dai resti delle ricche case all’esterno della muraglia costituiscono, pertanto, il simbolo di una città sconvolta nel suo assetto.
In una prima fase la cinta muraria fu eretta a Sud-Est, a ridosso dei muraglioni di terrazzamento del temenos dei templi C e D, seguendo poi verso Nord-Ovest l’andamento del terreno fino al punto di congiungimento tra la collina dell’Acropoli e la pianura di Manuzza, dove fu collocato un muro di sbarramento diritto interrotto nella parte centrale, sull’asse della grande arteria nord-sud, dalla Porta Nord il principale punto d’accesso alla città di Selinunte.
Quest’area venne ulteriormente rinforzata agli inizi del IV sec.a.C. (seconda fase) con la creazione di un secondo muro terminante con due possenti torri a base rettangolare e due ulteriori torri furono innalzate lungo il muro occidentale.
Verso la fine del IV sec. a. C. (terza fase) , forse per volere del tiranno siracusano Agatocle, si procedette alla realizzazione di un impianto difensivo sul lato orientale mentre il lato ovest non venne mai portato a compimento.
Il tratto meglio conservato delle muraglie arcaiche di Selinunte è comunque il muraglione di terrazzamento a gradoni, realizzato, tra il 560 e il 540 a. C. sul lato est della collina dell'acropoli, sopra il quale sorse una grande stoà a L che delimitava il lato est del temenos.
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| 19 - PORTA NORD
A settentrione dell’Acropoli venne aperta una porta (Porta Nord), con chiusura a ventaglio apribile verso l'esterno, più tardi rafforzata da un muro con due simmetriche e possenti torri a base rettangolare nelle quali era possibile collocare le catapulte nuovissime armi di invenzione dionigiana.
La grande galleria su tre piani, posta appena all'esterno della porta nord e il cui ultimo piano sovrastava di diversi metri la suddetta porta, venne costruita mediante la realizzazione di un fossato artificiale.
Parallela al muro settentrionale del bastione dell'acropoli e collegata tramite porte ad arco al fossato scavato tra le due colline, permetteva rapide sortite alle truppe in caso di assedio già prima che il nemico si avvicinasse, secondo il diffuso progredire della poliorcetica greca, basata sulla tattica delle sortite rapide, sull'invenzione della catapulta e dell'arma a lunga gettata. Sul’ultimo piano prendevano posto gli arceri.
Della galleria se ne conserva solo il piano inferiore, quello destinato alle sortite di massa. Il piano intermedio era a livello della porta Nord e il suo pavimento venne realizzato col riuso di colonne monolitiche segate a metà che servivano da travi provenienti da un ipotetico tempio di cui non si conosce ancora l'ubicazione.
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| 20 - PORTA OVEST
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| 21 - CASA DEL VIAGGIATORE

E' un antico edificio ristrutturato che ospita un Museo Antiquario. Davanti e all'interno del bel giardino vi è un Antiquarium all'aperto in cui è possibile ammirare una serie di oggetti: sarcofagi, ancore, vasche fiitili ed anche un lastrone di pietra, con tre grossi fori attraverso il quale i Greci valutavano il peso dei pordotti secchi, in base al loro volume. Verso nord è possibile vedere la fitta trama di pietre, di piccolo taglio, che costituivano le costruzioni di epoca punica dalla tipica tecnica a telaio.
Il suo nome è dovuto alla accoglienza che l'edificio riservava a viaggiatori e studiosi in visita ai ruderi della città greca. Un tempo fu sede della cosiddetta "Torre di Castore e Polluce".
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| 22 - LE MURA NELLA VALLE DEL CORGO GOTTONE E LA PORTA EST

I resti delle mura della città arcaico-classica, di cui alcuni tratti erano ancora visibili nel sec. XIX vicino al Gorgo Cottone, sono ora ricoperti da terra alluvionale e vengono attualmente studiati attraverso singoli saggi di scavo. Gli svantaggi strategici della ubicazione delle mura a valle furono compensati in antico dalla profonda insenatura del porto, oggi insabbiata, e dal fiume stesso con la sua maggiore portata d’acqua.
Il muro che si segue finora per m 800 ca. è largo m 4.50 e si compone da un massiccio paramento esterno e uno più debole interno che rinchiudono l’emplecton di pietra e terra. A giudicare dai dati di scavo la muraglia è stata costruita, contemporaneamente con la monumentale rete stradale, nella prima metà del sec. VI a.C. Non si sono trovati finora degli indizi per delle torri di questo periodo che peraltro non sarebbero neanche da aspettarsi in età altoarcaica.
In corrispondenza con due delle più importanti strade Est-Ovest si trovano due porte. La grande porta sulla arteria principale (larga m 9) con il suo doppio portale ognuno a due battenti e con la particolare protezione del baluardo settentrionale risulta come la più monumentale porta urbica finora nota di questo periodo; essa risponde in modo adeguato alla importanza che deve aver avuto la grande arteria di comunicazione con il santuario della collina orientale.
Mentre il bastione a testa semicircolare apparteneva, assieme alla doppia porta stessa, alla prima fase costruttiva della prima metà del sec. VI, la torre rettangolare a Sud nonché l’attuale lastricato stradale (e con esso gli alloggiamenti per i cardini delle porte) risultano un rifacimento del sec. V a.C.
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| 23 - ACROPOLI
Si estendeva su una collina al di là di una depressione chiamata Gorgo Cottone, dal nome del fiume che un tempo vi correva e che ospitava, alla foce, il porto della città, poi interrato.
Cinta da mura fin dal Vl-V sec. a.C. seguiva lo schema classico della città ippodamea, con due arterie principali (larghe 9 metri) che si incrociavano ad angolo retto, intersecate a loro volta a 90° da strade più piccole. Qui sorgevano, oltre agli edifici pubblici e religiosi, alcune abitazioni delle classi sociali più elevate. Recentemente, si è desunto che le abitazioni civili posteriori al 409 a. C., erano piccoli edifici con porta sulla strada e prospetto lungo da 4 a 9 metri.
Intorno all'Acropoli, si snodano le fortificazioni a blocchi squadrati (VI e V sec.), a più riprese restaurate: lo sviluppo delle mura era interrotto da torri (5 già individuate), da porte in corrispondenza delle estremità delle arterie principali (nord, est ed ovest) e da postierle.
Rinforzata appare la Porta Nord.
Dopo la disfatta del 409 a. C. e della conseguente dominazione cartaginese, lo sviluppo architettonico dell'Acropoli consiste nella sovrapposizione di uno strato punico, risalente ai secoli IV-III a.C., agli strati greci preesistenti del VII-V sec.a.C.. Sulla collina dell'Acropoli, sono stati rinvenuti i resti di cinque templi di ordine dorico
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| 24 - CITTA' ANTICA

Si raggiunge dalle fortificazioni settentrionali dell'Acropoli oppure con il sentiero che si stacca dalla strada che congiunge Collina orientale e Acropoli. Sull'agorà sono emerse le fondamenta di un monumentale edificio pubblico (V secolo a.C.), probabilmente un portico, costruito direttamente sulla roccia. Lo studio dei resti della rete viaria, degli isolati, delle piazze e delle abitazioni ha permesso di ricostruire l'evoluzione urbanistica dell'antico abitato di Selinunte. |
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| 25 - COLLINA ORIENTALE

Si trovano i templi E, F e G, come quelli dell'Acropoli dorici e con orientamento est-ovest.
Il Tempio E (periptero esastilo) è considerato il più bell'esempio di tempio dorico in Sicilia. Nel pronao e nell'opistodomo (parte posteriore alla cella e simmetrica al pronao) sono state rinvenute cinque metope, oggi esposte al Museo archeologico di Palermo. Scavi recenti hanno scoperto sotto il Tempio E resti di due templi più antichi.
Il Tempio F è il più arcaico della Collina orientale. È uno pseudo periptero esastilo, poiché le pareti del fronte, prive di bombatura (entasi), sono collegate tra loro da pareti alte 3 m, che avevano lo scopo di occultare il rito. Nel vestibolo si trova una fila di quattro colonne, parallela alla facciata. Anche qui sono state ritrovate metope trasferite al museo di Palermo.
Il Tempio G, oggi completamente in rovina, era uno dei più estesi dell'antichità. Modificato più volte, era un periptero octastilo con cella tripartita, adito, pronao colonnato e, dietro alla cella, opistodomo. Del tempio è stata ricostituita una sola colonna, chiamata 'fuso della vecchia'.
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| 26 - CAVE DI CUSA

Punto di partenza del Fazello nel 1551 alla scoperta delle antiche vestigia di Selinunte, la grande area delle Cave di Cusa sorge a circa 13 km a nord-ovest di Selinunte e a 3 chilometri dall'abitato di Campobello di Mazara, su un pianoro vicino la costa.
Soprannominate latomie dagli antichi selinuntini e, nel XVI secolo, quando vennero riscoperte, conosciute col nome arabo "ramuxara", le cave furono utilizzate per l’estrazione del materiale per la costruzione dei templi e degli edifici di Selinunte.
Sono costituite da un grosso banco di calcarenite, lungo circa 2 km, con un andamento est-ovest, parallelo alla linea di costa.
Procedimenti estrattivi: dalla documentazione archeologica si evince che a secondo le necessità, veniva praticata sul piano orizzontale del banco una trincea circolare, ampia lo spazio necessario (circa 50 cm) per consentire allo scalpellino poi di procedere fino alla quota necessaria. Il distacco del blocco veniva provocato tramite dei cunei inseriti sul piano inferiore. Successivamente i bocchi venivano forati per l'imbragatura e, con l’aiuto di leve, sollevati e, rotolandoli, trasportati nel luogo in cui veniva realizzata una prima sbozzatura. Alla fine si procedeva con il trasporto che avveniva generalmente con carri trainati da buoi. L'odierno nome delle Cave deriva dal Barone Cusa, ex proprietario dell'area interessata.
Altre cave da menzionare nelle immediate vicinanze della città, ed altre più distanti sono:
quelle sui pendii di Manuzza, di dimensioni piuttosto modeste.
Appena 4 Km più a nord seguono le "Cave di Barone", situate in un basso banco roccioso, con percorso est/ovest. Quelle di Misilbesi presso Menfi sono le più lontane dalla città e utilizzate quasi esclusivamente per opere di scultura, come quelle che ornavano i templi. |
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| 27 -MEGARON

Collocato tra l'altare del tempio C e le rovine di questo, il Mégaron venne costruito nel 580-570 a. C. con un atipologia architettonica che lo rende come l'antenato dei templi. Non ha peristasi cioè colonne perimetrali ed è costituito dalla cella e dall'adyton cui fu aggiunto un ambiente chiuso. Sotto la dominazione punica fu adibito a deposito d'armi. |
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| 28 -CASTRUM BIZANTINO

E' un recinto fortificato eretto sui basamenti dei templi O ed A utilizzando materiale di spoglio, comprese parti di colonne. Le dimensioni sono di 35x40 m, è collocabile tra il V ed il IX sec. d.C. e rappresenta l'unico esempio di monumento militare di età tardo-bizantina non legato a cinte murarie urbane. Presenta inoltre due piccoli torri angolari sul lato nord
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| 29 -AREA MEDIANA

Racchiusa tra l'arteria Est-Ovest e la sua parallela a Nord, presenta al visitatore le mura dell'antico temenos dei templi C e D. L'esiguo spazio nell'area intorno al Tempio C indusse gli abitanti di Selinunte a intraprendere il terrazzamento dei due templi e a fare della zona sud-est dell'Acropoli un'area architettonica di grande prestigio grazie alla messa in opera di un muro a gradoni talmente ben congegnato che ancora oggi, nonostante gli eventi bellici e quelli naturali, si conserva in buono stato. Dinanzi all'altare del tempio C , alla destra dell'ingresso del temenos, si trova l'oikos a pianta rettangolare con quatrtro vani in cui si vendevano oggetti sacri. Davanti all'oikos, una galleria ad L, luogo di socializzazioneo ovvero il più antico esempio di stoà a doppia navata e a squadra conosciuta nel mondo greco.
Sotto la dominazione punica il luogo divenne a tutti gli effetti l'agorà di Selinunte con sul lato nord un edificio a due piani posto di sbiego e composto da ben dodici botteghe: una sorta di mercato.
Le abitazioni dei commercianti si trovavano al piano superiore delle botteghe al quale si accedeva tramite alcune rampe di scale. In esse sono ancora presenti tracce di stucco delle pareti e paqvimenti in coccio o in pietra.
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| 30 - TEMPIO Y

Tra i tanti frammenti architettonici di ordine dorico rinvenuti sulle pendici della collina di Manuzza e appartenuti a monumenti pubblici e civili di età arcaico-classica, riutilizzati per la costruzione delle fortificazioni nord, è stato possibile ricomporre il tempio Y, il più antico periptero di Selinunte, databile al 570 a.C., del quale non si conosce l'esatta collocazione. ma sicuramente facente parte dei quartieri arcaici della collina Manuzza.
E' detto Tempio delle Piccole Metope, per i frammenti di sei metope ritrovati tra le sue rovine. Quelle raffiguranti la Triade delfica, la Sfinge alata e Europa rapita dal toro, databili tra il 580-570 a.C., furono scoperte da Antonio Salinas nel secolo scorso.
Le altre: Eracle che lotta contro il toro di Creta, Demetra Kore e Hekate, Helios e Selene su una biga vista frontalmente con due cavalli rampanti ai lati in posizione araldica furono rinvenute da Vincenzo Tusa nel 1968. Le ultime due, sebbene prive di kyma, sono considerate stilisticamente molto vicine alle precedenti e quindi si presume che siano appartenute allo stesso edificio sacro.
Tutte sono conservate al Museo Archeologico di Palermo.
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