STORIA
La Valle dei Templi è un sito archeologico risalente al periodo della Magna Grecia, ubicato nei pressi di Agrigento, in Sicilia. Dal 1997 è stata inserita nella lista dei luoghi Patrimonio mondiale dell’umanità, redatta dall’UNESCO.
È considerata un’ambita meta turistica, oltre alla più elevata fonte di turismo per l’intera città di Agrigento e una delle principali di tutta la Sicilia.
Importante risulta, per la definizione, della geomorfologia e della topografia dell’antica Akragas, un passo delle Storie di Polibio (IX,27).
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Dal racconto di Polibio, combinato con la ricerca archeologica, si ricavano i seguenti elementi:
a) La cinta muraria seguiva la conformazione fisica del territorio. Lungo il percorso delle mura si aprivano dieci porte: I e II a est, III-IV-V a sud; VI-VII-VIII-IX a ovest, X a nord.
b) L’acropoli sembrerebbe identificarsi con la Rupe Atenea, anche se la localizzazione risulta tuttora controversa, data l’esistenza della seconda altura fortificata della Collina di Girgenti, dove si sviluppò l’abitato medievale.
c) L’abitato e i monumenti si collocavano ai piedi dell’acropoli, nella zona oggi denominata Valle dei Templi. Essa è delimitata a sud da un rialzo basso e parallelo al mare. L’area compresa tra l’acropoli e la Valle dei Templi è articolata in 5 terrazzamenti, organizzati secondo lo schema ippodameo, poi rimaneggiato in epoca romana.
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d) Da Livio (XXXVI,40), da Cicerone (Verr. 2,4,43) e dalla ricerca archeologica sul territorio, si può ricavare che l’agora si trovava nella zona pianeggiante a nord-est dell’Olympieion. A nord dell’agora si trovava un ginnasio.
e) Ancora più a nord del ginnasio, nei pressi della Chiesa di S. Nicola, sorgevano l’ekklesiasterion di probabile datazione in età ellenistica e il bouleuterion, anch’esso di età ellenistica e trasformato in odeion in età romana.
f) I templi sorgono lungo il circuito delle mura. Partendo dall’angolo nord-est, sulle pendici della Rupe Atenea, è il Santuario di Demetra. Sulla collina meridionale si susseguono i templi principali: Tempio di Giunone Lacinia all’estremità orientale, di seguito il Tempio della Concordia, entrambi databili alla metà del V sec. a.C.; quindi, nei pressi della Porta IV, il Tempio di Eracle (fine VI sec. a.C.), l’Olympieion (480 a.C. - 406 a.C.), il Santuario delle divinità ctonie (VI sec. a.C.), sino ad arrivare al Tempio di Vulcano (V sec. a.C.). Sulla Collina di Girgenti sorgeva il Tempio di Athena (odierna S. Maria dei Greci). Nell’area extraurbana, alla confluenza dell’Akragas con l’Hypsas (odierno S. Leone) è il Santuario di Asclepio.
g) Ad ovest della foce del S. Leone, sulla collinetta di Montelusa, vi è la necropoli arcaica, coeva alla fondazione di Akragas ; a sud-ovest della città moderna sorge la necropoli detta di Contrada di Pezzino (VI-V sec. a.C.). Sulle pendici a sud-est dell’attuale abitato vi è la necropoli di IV sec. a.C.
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01 - LEGENDA E PIANTINA DEL PARCO
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| 02 - TEMPIO DI GIOVE
Il tempio di Giove Olimpico (Zeus), è da tempo, un cumulo immane di semicolonne, capitelli, triglifi e altro, ma fu uno dei templi greci più ammirati e il più grande tempio dorico dell’Occidente (il terzo della Grecità, dopo l’Artemision di Efeso e il Didymeion di Mileto). E’ l’unico dei templi di Agrigento di cui sappiamo con sicurezza il nome.
L’edificio costituisce un unicum non soltanto per le proporzioni eccezionali ma poiché presenta soluzioni architettoniche nuove ed originali che divergono dai canoni dell’architettura dorica greca.
Secondo le fonti letterarie (Diodoro Siculo XIII,82 e Polibio IX,27) fu iniziato dopo la grande vittoria sui cartaginesesi a Himera (480 a.C.) ma la sua edificazione non fu mai portata a termine. Così come per la realizzazione del sistema degli acquedotti sotterranei “Feaci”, per la costruzione del tempio di Zeus la mano d’opera impiegata risultava non qualificata in quanto costituita da migliaia di prigionieri di guerra cartaginesi.
Il tempio è un edificio essenzialmente dorico. Era di forma pseudoperiptera, vale a dire non circondato da colonne libere, bensì da semicolonne, sette nei lati brevi e quattordici nei lati lunghi, che ritmavano lo sviluppo di un muro continuo, nel quale le semicolonne inserite si trasformavano in pilastri quadrangolari verso l'interno.
L'immensa piattaforma rettangolare, che poteva essere raggiunta per mezzo di cinque gradoni, era rivolta ad oriente e misurava m. 113, 20 in linghezza e m 56 in larghezza, un doppio quadrato che occupa una superficie di mq.6407, quasi le dimensioni di un campo di calcio che possa raccogliere circa 42.00 spettatori.
In ogni campana gli intercolumni, troppo vasti, erano occupati dai Telamoni o Atlanti, gigantesche figure maschili lunghe m.7,61.
Lo storico Tommaso Fazello, il quale può dirsi lo scopritore del grandioso tempio, ci dice che gli ultimi avanzi caddero a terra il 9 Dicembre 1401.
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| 03 -TEMPIO DI ERCOLE
E’ uno dei più antichi templi dorici della Sicilia e il più antico dei templi acragantini. Nel 1922 il capitano Sir Alessandro Hardcastle finanziò e seguì i lavori per rialzare otto colonne sul lato sud-ovest del tempio. Questo tempio misurava in lunghezza 73,42 metri e in larghezza 27,56 metri, con colonne alte più di dieci metri. Era un peripteroexastilo-hipetras, cioè a colonnati e scoperto, come quasi tutti i primitivi templi dorici. La sua attribuzione ad Eracle discende da una testimonianza di Cicerone (Verr., II 4,43), il quale afferma che “non lontano dal foro” sorgeva un tempio dedicato all’eroe.
Si nota la presenza, tra il pronao e la cella, di torri scalarie per l’accesso al tetto, caratteristica poi di tutti i templi edificati ad Akragas, ed in Sicilia. Durante l’età romana, la parte occidentale della cella fu tripartita, forse perché l’edificio fu destinato al culto di una Triade Divina.
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| 04 - TEMPIO DELLA CONCORDIA
Il tempio della Concordia è sicuramente uno dei meglio conservati fra gli antichi templi dorici del classico periodo edificatorio della Grecia. Trentaquattro colonne doriche scanalate, tutte in tufo conchiliaceo, ciascuna di quattro pezzi, si ergono sullo stereobata primitivo, tredici per ogni lato longitudinale, sei davanti e sei dietro, col pronao e l’epistodomo, formando quello che i Greci chiamavano Hexastilos Peripteros. La lunghezza totale del tempio con la gradinata è di metri 42,12, la larghezza di 19,69 metri, l’altezza di 11 metri. Fu detto della Concordia perché si trovò nei suoi dintorni una epigrafe dalla quale si ricava che questo tempio fu edificato a spese dei Lilibetani in onore della concordia degli agrigentini, sotto il proconsolato di M. Aterio Candido e Lucio Cornelio Marcello propretore. Gregorio II agrigentino, vescovo della Diocesi, nel V secolo lo ridusse a Chiesa Cattedrale dedicandolo agli apostoli Pietro e Paolo. Nel 1748 il tempio fu restaurato per la prima volta.
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| 05 - TEMPIO DI GIUNONE

Il tempio di Giunone Lacinia è il più distante dalla città. Il tempio conteneva un magnifico capolavoro d’arte: il famoso quadro di Giunone, del grande artista Zeusi, che per realizzarlo si ispirò alle bellezze di cinque vergini akragantine. Al tempio e al quadro è legata la triste vicenda della morte di Gellia, il quale, temendo che il quadro di Zeusi potesse finire in mano ai suoi nemici, appiccò il fuoco al tempio e si buttò in mezzo alle fiamme portando con sé il quadro per non sopravvivere a tanta perdita. |
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| 06 - NECROPOLI PALEOCRISTIANA

All'estremità ovest dell'area su cui sorge il Tempio della Concordia, nel giardino di Villa Aurea si trova una parte della necropoli tardo-antica ed alto-medievale, in parte ricavata in antiche cisterne, di cui sono ancora conservati numerosi altri esempi. Notevoli due ipogei, uno ad ovest dell'ingresso, con le pareti munite d'arcosoli e il pavimento di fosse sepolcrali, ed un altro presso l'angolo sud-est della casa del custode, con un ambiente illuminato da un pozzo di luce nel soffitto e due cripte sottostanti.
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| 07 -NECROPOLI GIAMBERTONI

Altre tombe a fossa sono visibili sulla via dei Templi, con strada centrale che conduce alle cosiddette grotte Fragapane, uno dei più notevoli esempi catacombali della Sicilia, databili come impianto al IV secolo d. C. Si tratta del maggiore cimitero sotterraneo agrigentino, in uso nei secoli VI e V, che coinvolge, nel suo sviluppo, alcune cisterne e diversi sili di età greca. Descritto dai viaggiatori del '700 è stato oggetto di studio fin dal secolo scorso. Il cimitero si sviluppa da nord a sud ed è strettamente collegato con la necropoli paleocristiana sub-divo a nord e con quella romana, detta Giambertoni, a sud, per mezzo di due ingressi perfettamente conservati con soglie e stipiti.
Sul corridoio e sulle rotonde si aprono loculi e cubicoli sepolcrali, mentre altri ambulacri conducono a settori laterali più o meno regolari, e ad altre due rotonde ad ovest, con sepolture in loculi, fosse, arcosoli e sarcofagi.
Queste necropoli tardo-antiche e bizantine sono la naturale estensione di una vastissima necropoli ellenistico-romana, la Giambertoni, che svolge in questo caso extra muros, con sepolture modeste in fosse o in sarcofagi, ma anche con tombe monumentali.
Lungo le mura meridionali di Agrigento, nel tratto compreso tra il Tempio della Concordia e il Tempio di Giunone, si trovano numerosi sepolcri entro arcosoli in più ordini sovrapposti o in piccole camere ipogeiche.
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| 08 -TEMPIO DI CASTORE E POLLUCE
Innalzato nel 1834 dalla Commissione delle antichità di Sicilia, voluta dal regime borbonico. Lo scultore Villareale e gli architetti fratelli Cavallaro ne rilevarono la pianta e ne rialzarono tre colonne, ma appurarono che erano ben 34. Nel 1842 è stata rialzata una quarta colonna. Per gli agrigentini, questo è rimasto il Tempio delle “tre colonne”, che è passato poi a raffigurare la città di Agrigento e, spesso, anche l’intera Sicilia.
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| 09 - SANTUARIO RUPESTRE DI DEMETRA (S.BIAGIO)
Scendendo per una scala molto ripida, si accede al Tempio di Demetra . Esso è formato da un pronao a due colonne cui seguiva la cella. Rimangono il basamento (m.30,20 x 13,30) fatto di conci arenarei disposti a graticola, i muri esterni della cella e quello che la separava dal pronao. Essi posano sopra una base di conci messi per dritto e sono formati con diverse file di pezzi rettangolari sistemati armonicamente. La cella è avvolta dalle strutture, che hanno occultato la porta della piccola chiesa medioevale di S. Biagio da cui la contrada ha preso il nome. E' superstite qualche frammento della cornice di trabeazione, insieme ai resti del contornamento in pietra del tetto; sue bellissime gronde e teste leonine sono conservate nel museo nazionale. L'epoca della costruzione del tempio è posta fra il 480 e il 460 a.C.
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| 10 - CHIESA DI S. BIAGIO (fronte del TEMPIO DI DEMETRA )
Costruita in epoca normanna, con lineamenti semplici. Dalla facciata piatta si notano in maniera più rilevante, il portale e un bellissimo rosone a due finestre. Caratteristica è la stradina, che conduce alla chiesa, ricavata tra le rocce. Di particolare rilevanza è l’abside posteriore, da dove è possibile vedere le basi e parti delle mura di un tempio greco.
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| 11 - TOMBA DI TERONE
Sorge non lontano dalle mura meridionali dell'antica città, a pochi metri dal quadrivio di porta Aurea. E' a forma di torre leggermente piramidale di stile dorico-ionico. La parte centrale massiccia, le false finestre, il fregio con i triglifi appartengono allo stile dorico, le quattro eleganti colonne angolari, con plinto e volute, appartengono allo ionico. Viene comunemente designato col nome di Tomba di Terone perchè per molto tempo la fantasia popolare vi ha creduto sepolto il grande e generoso tiranno aKragantino o, almeno, il cavallo che lo aveva fatto trionfare nei giochi olimpici del 470 a.C.. Lo stile della costruzione invece denota chiaramente la sua origine ellenistico-romana (fine III secolo - inizio II secolo a.C.), mentre Terone morì a metà del V secolo a.C.. L' heroon si distingue per le particolarità architettoniche e lo stato di conservazione; esso è avvicinabile ad esempi asiani e africani. Si compone di due parti sovrapposte; un podio cubico (lato m 4,81) alto m 3,91 con base e cornice modanata, e tempietto a pianta quadrata (m 3,97) alto m 3,73, pareti piene con finte porte doriche riquadrate, colonne angolari di tipo ionico-attico e trabeazione dorica, di cui restano l' epistilio e il fregio, metope e triglifi. E' probabile il suo completamento con un terzo elemento a forma di alta cuspide, come in heroa africani del III sec. d.C |
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| 12 - CHIESA DI S. NICOLA
La chiesa di S. Nicola, risalente al XIII secolo. Adiacente ad essa sorge la struttura che accoglie il Museo Archeologico.
Semplice ma armoniosa nella sua elevazione, la chiesa conserva in una cappella laterale il famoso sarcofago di Fedra, reperto archeologico di inestimabile valore, ancora in stato di splendida conservazione. Rinvenuto nel corso dell'800 nella necropoli romana di Agrigento, risale al III secolo d.C. e raffigura il dolore di Fedra per la morte del suo amante Ippolito, Secondo la leggenda fu la collera di Nettuno a provocare la morte del giovane amante. Mentre egli passava sulla spiaggia sul suo cocchio, improvvisamente dal mare emerse un mostro che fece imbizzarrire i cavalli provocando la caduta e la morte di Ippolito. |
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| 13 -RESTI FORTIFICAZIONI GRECHE
“La città di Akragas…..differisce dalle altre città anche per le sue fortificazioni….” così Polibio inizia la sua descrizione della città nel noto passo delle sue Storie (27, 1-9), evidenziandone le peculiarità che rendevano unica e ammirevole la posizione della colonia geloa nel territorio circostante.
Come dice lo storico, “il suo perimetro è munito eccellentemente per natura e per arte; infatti, le mura si stendono su una roccia ripidamente intagliata e scoscesa in parte, in parte così per natura, in parte resa tale dalla mano dell’uomo; ed è circondata da due fiumi: a mezzogiorno scorre quello che ha lo stesso nome della città, sul lato occidentale e di libeccio quello chiamato Hypsas. L’acropoli sovrasta da lato che guarda l’oriente estivo, limitata all’esterno da un inaccessibile burrone e all’interno una sola strada vi accedeva dalla città. Sulla cima vi è un santuario di Athena e di Zeus Atabyrios, come anche a Rodi…"
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| 14 - SANTUARIO DI DEMETRA E KORE
Ai secoli VI e V a. C. risale poi il complesso di edifici dei santuari delle divinità ctonie Demetra e Kòre nei pressi del tempio di Castore e Polluce, nella zona occidentale della collina dei Templi. Infatti, a partire dal quartiere di abitazioni ad ovest del Tempio di Zeus si estendeva una immensa area sacra dedicata al culto delle due dee, suddivisa in tre distinti terrazzi che complessivamente occupano circa un terzo della collina sacra. Si tratta di due recinti sacri o tèmenoi con altare interno posti nell’estremità nord dell’area cui successivamente furono aggiunti altri altari e tre tempietti.
Demetra e Persefone, madre e figlia, protettrici della fecondità della natura e dell’uomo, erano venerate come coppia divina e chiamate divinità ctonie, ovvero divinità della terra.
Il loro culto era diffuso in tutta la Sicilia. Gli autori antichi definivano l’Isola“dono di nozze a Persefone da parte di Zeus” (Pindaro, Nemea I, 13; Diodoro Siculo V, 2, 3) e la stessa Akragas era detta “la terra di Persefone” (Pindaro, Pitica XII, 1-2).
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| 15 - GIARDINO DELLA COLIMBETRA

Il giardino della Kolymbetra è un piccolo angolo di paradiso della Valle dei Templi, cresciuto tra il Tempio di Castore Polluce e il Tempio di Vulcano. La Kolymbetra greca era un enorme vasca ricca di acqua, che permetteva a questo piccolo terreno di essere l'orto e il frutteto più fertile della Valle dei Templi. attraverso sentieri finalmente ordinati, si passeggia tra piante di mirto, ginestra, tamerici, salici, ci si inebria degli odori di limoni, mandarini, aranci, coltivati in secondo le tecniche dell'antica tradizione araba.
E' stato affidato al FAI in concessione gratuita dalla Regione Siciliana per un periodo di 25 anni. Autentico gioiello archeologico e agricolo della Valle dei Templi, tornato alla luce dopo decenni di abbandono, è un giardino straordinario per la magnificenza della natura che qui trova la massima espressione della sua generosità e per la ricchezza dei reperti archeologici che ancora vengono alla luce.
Infatti, durante il restauro del giardino sono stati scoperti alcuni ipogei greci ancora perfettamente funzionanti dopo 2500 anni. Questo luogo evoca poesia e arte, ed è citato da tantissimi poeti, antichi come Pindaro e Virgilio, moderni come Pirandello, che nel suo romanzo 'I vecchi e giovani' descrive la visita allo splendido giardino.
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| 16 - TEMPIO DI VULCANO

Sull'altro lato della valle, sul ciglio estremo del costone roccioso della suggestiva valle dell’antico fiume Hypsas, l'ultimo sprone ad ovest della Collina dei Templi, venne costruito il tempio di Vulcano, dio del fuoco . L'edificio dorico risale alla seconda metà del secolo V a.C. ed è preceduto da un sacello arcaico racchiuso dalla cella del tempio classico. Si tratta di un edificio con cella e pronao (m 13,25x6,50), di cui è stata di recente ricostruita la decorazione architettonica, con lastre a cassetta laterale e frontonale e una sima laterale con doccioni a tubo, databile al 560-550 a. C. L'edificio dorico sovrapposto a questo sacello mediante profondi intagli a tre gradini nella roccia è assai mal conservato, tranne che nelle fondazioni e in poche parti dell'alzato (m 43x20,85): era un periptero dorico su krepidoma di quattro gradini, di 6x13 colonne munite di una rudentatura d'evidente influsso ionico, databile intorno al 430 a. C.
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| 17 - QUARTIERE ELLENISTICO ROMANO
A non molta distanza dal Museo Archeologico, si trovano i suggestivi ruderi delle sontuose abitazioni d’età ellenistico-romana, che documentano parte del tessuto urbano e viario in questo settore della città.
Sovrapposto al precedente impianto della seconda metà del VI sec. a.C., il quartiere ellenistico-romano riflette, infatti, il rigoroso schema ippodameo in cui vie principali e secondarie si incrociano ortogonalmente fino a costituire una fitta trama di isolati regolari, a loro volta bipartiti mediante stretti intercapedini divisorie tra gli edific).
Dalla fine del IV sec. a.C. alla tarda età romana, le ricche domus urbane, subirono continue trasformazioni, mantenendo sia la pianta di tipo ellenistico con ampio peristilio e ambienti adiacenti oppure modificandola nel tipo italico con atrio a colonne, o nel tipo misto con atrio, tablinum, alae, peristilio.
Probabilmente dotate di un secondo piano, le abitazioni erano, inoltre, servite da un complesso sistema di cisterne e pozzi, che ne assicuravano l’approvvigionamento idrico, nonché da una adeguata rete fognaria.
Le delicate pareti affrescate (I-II stile) e le ricche pavimentazioni musive che alcuni ambienti di questo quartiere ci hanno restituite, testimoniano la prosperità, di cui Agrigento dovette godere in questo particolare periodo
Gli eleganti mosaici, da cui alcune case prendono il nome, sono diversi sia per tecnica che per stile: si va dai tipi più semplici in opus signinum o tessellatum («in cocciopesto con inserzione di tessere in marmo», come l’emblema proveniente dalla Casa della Gazzella) d’epoca ellenistica, sino ai complessi geometrici ed alle rappresentazioni fitomorfe e zoomorfe (case «del Mosaico a rombi», «delle Afroditi», «delle svastiche», «del Maestro astrattista») dei primi secoli dell’Impero.
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| 18 - VIA GRECO ROMANA

L’impianto originario sembrerebbe risalire al IV o al III sec. a.C., ma è probabile che la sua definizione urbanistica vada attribuita alla fine del I sec. a.C. e che il quartiere sia rimasto vitale fino alla tarda età imperiale, per poi essere abbandonato e in parte occupato da un sepolcreto.
Le tipologie abitative sono varie: case ellenistiche con ampio cortile a peristilio si alternano a quelle di tipo pompeiano con atrio compluviato di tipo italico, case ad atrio semplice, tipologie ibride fra casa urbana e abitazione rustica. Il materiale da costruzione è la pietra arenaria locale e la decorazione interna è spesso di alto livello: intonaci dipinti si accompagnano a un ricco campionario di pavimentazioni musive, da quelle più semplici di età repubblicana alle più elaborate di epoca imperiale (fino al III secolo d.C.).
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| 19 - ORATORIO DI FALARIDE

Al centro della Valle dei Templi, nella zona ad ovest della chiesa di San Nicola (oggi Museo Nazionale), si ergono i resti dell'ekklesiastérion e del cosiddetto Oratorio di Falaride. costruito in età romana (si ritiene comunemente nel I secolo a. C., ma la data del II secolo a. C. appare storicamente più coerente). Si tratta,, in realtà di un tempietto di tipo romano su alto podio con altare sulla fronte orientale. Il tempietto sorge su un podio sagomato alto m 1,57, lungo m 12,40 e largo 8,85: si trattava di un edificio ionico prostilo tetrastilo (m 10,90x7,40) con trabeazione dorica, interamente coperto di stucco dipinto, di cui restano cospicue tracce. In asse col tempio, ma significativamente anche sul diametro centrale del precedente ekklesiastérion e sull'asse della cunetta settentrionale di questo si colloca l'altare del sacello, pure rivestito di stucco dipinto, immediatamente a nord, a margine dell'antico edificio di riunione, e in asse con l'altare del sacello romano, sorge un'esedra semicircolare, con tutt'evidenza destinata ad ospitare una statua. L'ipotesi che spiega nella maniera più convincente questa radicale trasformazione consiste nell'interpretare il tempietto (destituita d'ogni fondamento è l'attribuzione ad esso di una lastra con iscrizione dedicatoria) come luogo di culto insediato da Romani all'indomani della deduzione di coloni da parte di Scipione nel 197 a. C. (deduzione accompagnata da cospicue donazioni, come l'Apollo di Mirone posto nell'Asklepieion, e ricordato sopra), evidente sostituzione dell'“”ekklesiastérion”” collegato al vecchio ordine costituzionale, e anch'esso munito della sua carica sacrale. Sarebbe seducente supporre che il tempietto fosse dedicato al nuovo ecista Scipione, eroizzato (come a Liternum), al quale era certamente dedicato almeno l'esedra semicircolare. In ogni caso il tempietto ha il sapore di un piaculum (atto espiatorio) per la soppressione di uno spazio pubblico (o sacro) più antico. Nella fase successiva, d'età imperiale, la zona, specialmente nella parte inferiore dell'antica orchestra (ma anche sulla sommità della cavea), venne occupata da abitazioni private, di cui sono visibili alcuni ambienti decorati con mosaici..
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| 20 - MUSEO ARCHEOLOGICO
Progettato da Franco Minissi nel 1967 è ubicato nel luogo ove sorgeva l'agorà dell'antica Akragas. Il museo di Agrigento custodisce reperti di notevole interesse. Al suo interno è possibile ammirare i numerosi oggetti la cui esposizione segue un percorso cronologico dall'età preistorica fino al periodo tardo romano e bizantino.
SEZIONE I: Agrigento antica
- Sala I (Giuseppe Pancrazi): dedicata alla topografia generale di Agrigento e alle fonti antiche letterarie e storiche;
- Sala II (Biagio Pace): fase indigena preellenica e colonizzazione;
- Sala III (Ettore Gabrici): collezioni vascolari;
- Sala IV (R.Koldewey e O. Puchstein): scultura architettonica;
- Sala V (duca di Serradifalco): galleria dei santuari che ruota attorno alla sala VI e al telamone;
- Sala V bis (Francesco Cavallari): scultura greca L’Efebo di Agrigento;
- Sala VI (Saverio Cavallari): tempio di Zeus Olimpico;
- Sala VII (Giulio Schubring): dedicata all’abitato antico;
-Sala VIII (Gaetano M. Colomba): epigrafia;
-Sala IX (Antonino Salinas): il medagliere;
-Sala X : edifici pubblici civili;
-Sala XI (Raffaello Politi): necropoli greche.
SEZIONE II: Il territorio
- Sala XII (Paolo Orsi): preistoria e protostoria del territorio;
- Sala XIII (Umberto Zanotti Bianco): preistoria e protostoria;
- Sala XIV (Giulio Emanuele Rizzo) : territorio di espansione agrigentina ad ovest di Agrigento;
- Sala XV (Carlo e Cesare Navarra): dedicata a Gela;
- Sala XVI (Luigi Pareti): reperti dai centri della Valle del Platani;
- Sala XVII (Guido Libertini): necropoli dei centri della media e alta valle del Salso;
- Sala XIX (Giuseppe Picone) : chiude l’itinerario del museo ed è destinata a mostre temporanee.
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| 21 - TEMPIO DI ESCULAPIO
Qui si riproduce la stessa cella del tempio della Concordia, mancante del portico, ma con l’aggiunta di due colonne impegnate a metà della parte occidentale. Il tempio di Esculapio era notissimo nell’antichità e Cicerone, nel quarto libro delle Verrine, ce lo rammenta col nome di “famosissimum fanum”. Esso vantava una bellissima statua di Apollo, capolavoro del celeberrimo scultore greco Mirone. Il famigerato ladro pubblico Verre tentò di rubarla, e perciò gli Agrigentini furono obbligati, da allora in poi, a far custodire i loro templi, notte e giorno, da guardie. Soltanto così poté essere salvata dai cittadini anche la statua di Ercole. |
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| 22 - LE PORTE DELLA CITTA'

La cinta muraria seguiva la conformazione fisica del territorio. Lungo il percorso delle mura si aprivano dieci porte, divennero 12 in epoca medioevale in parte distrutte o interrate.
Sul lato occidentale della città si conservano i resti delle Porte VI e VII, la prima probabilmente con porta e controporta al centro di una valletta attraversata da una strada diretta forse ad Eraclea, la seconda guarnita da due torri e, a valle, da due poderosi baluardi esterni, il primo dei quali è spesso oltre quindici metri, un sistema di difesa avanzata noto anche altrove nel mondo greco, e in Sicilia a Camarina. Più a nord sono i resti delle Porte VIII e IX, travolti dall'incivile speculazione edilizia, iniziata già nel dopoguerra e proceduta sistematicamente sulla pendici della Rupe Atenea, malgrado il tragico crollo di pochi anni or sono, che sollevò le proteste dell'opinione pubblica nazionale ed internazionale.
A sud del tempio di Dioscuri si trovava la porta V mentre la porta IV in prossimità del tempio di Giove (Zeus). Più a est nei pressi del tempio di Giunone la porta III mentre sul versante orientale si trovano le rovine della porta II (porta di Gela) e in direzione del Tempio rupestre di Demetra la porta I .
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| 23 - EKKLESIASTERION

L’ekklesiasterion, luogo di riunione dell’ ekklesia (Assemblea del popolo), si trova in contrada S. Nicola ed è posto di fronte al più recente sacello tardoellenistico detto “Oratorio di Falaride”, il quale ne oblitera in parte le strutture. Apparteneva al complesso ellenistico sacro alle divinità ctonie, antecedente al tempietto, e sfruttava il declivio del banco di roccia a sud del terrazzo del santuario. La sicura relazione fra ekklesiasterion e santuario, farebbe supporre che il primo abbia potuto ospitare in determinati casi, anche cerimonie particolari. La presenza di questo monumento conferisce carattere pubblico a tutta la zona circostante.
La struttura ha forma di semicerchio a estremità prolungate (3/4 di circonferenza). La cavea, forte di circa 19 o 20 gradini, ricavati direttamente nella roccia, offriva spazio per circa 4500 spettatori. I settori centrale e orientale della cavea sono scompartiti da tre cunette radiali per il drenaggio delle acque. L’orchestra circolare ha pavimentazione in roccia viva livellata un tempo nella porzione sud da blocchi di arenaria.
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| 24- BOULEUTERION

Il bouleuterion, cioè il luogo di riunione della boule (Consiglio cittadino), si trova in contrada S. Nicola e fa parte del complesso di edifici politico-amministrativi della città. Due sembrano essere le fasi costruttive dell’edificio: la prima, del IV-III secolo a.C. è coeva alle opere di terrazzamento del poggetto di S. Nicola. In questa fase iniziale, l’edificio constava di una struttura rettangolare di m 20,50 x 12,50, includente una cavea con sei ordini di sedili in arenaria. La copertura doveva essere sostenuta da quattro colonne delle quali due (semicolonne) sono state rinvenute appoggiate al muro dello analemma mentre nulla si sa delle altre due, che dovevano trovarsi nella parte alta della cavea. Si calcola che la cavea potesse accogliere circa 300 posti. Davanti all’edificio si trovava un portico di 20,50 x 4,80 m, posto lungo la facciata e sorretto da colonne su stilobate in arenaria. Anche il pavimento del portico era a lastroni di arenaria.
La seconda fase risale a età romana imperiale. Nella seconda metà del III secolo d.C., infatti, l’edificio fu trasformato in odeion scoperto, la cavea fu rimaneggiata e il muro curvilineo limitante la gradinata fu decorato con l’aggiunta di un coronamento a cornice marmorea; l’orchestra viene pavimentata a mosaico. Ugualmente, una nuova pavimentazione musiva va a ricoprire lo spazio del portico antistante la facciata.
L’edificio, dunque, sopravvive, ma nei secoli III e IV d.C. viene probabilmente destinato a discussioni filosofiche riservate a un pubblico ristretto.
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