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STORIA
Nel sito della sontuosa residenza oggi nota come villa del Casale
di Piazza Armerina, sorgeva un insediamento rustico, interpretato
come fattoria, ma già dotato di un impianto termale, venuto
alla luce in vari ambienti delle terme attuali della villa
Tale primo insediamento è databile al primo secolo dell'era
cristiana e dovette risultare distrutto o abbandonato nel primo decennio
del IV secolo. Certamente non venne ricostruita una residenza uguale
alla preesistente ma una più complessa domus,
articolata nella pars dominica e nella pars
rustica.
Tale abitazione, avente i connotati di abitazione privata con parti
destinate a funzioni pubbliche, poté svilupparsi tra il 320
e il 350, con interventi edilizi e la realizzazione dell'apparato
decorativo pavimentale e parietale, articolato in mosaici geoetrici
e figurativi a terni mitologici, elogiativi, descrittivi e ricreativi
e con un complesso apparato di concrezioni in marmo in alcuni ambienti
e un sontuoso pavimento marmoreo, nell'ambiente della cosiddetta basilica.
La struttura distributiva della domus si articola attorno al peristilio
e all'ambulacro detto della "grande caccia",
che contiene la descrizione delle cacce in Africa e in Asia: a monte
di questo, due appartamenti privati, divisi dalla basilica, luogo
di funzioni pubbliche, in posizione dominante. A fianco e preceduto
da un portico di forma ellittica, un triclinio monumentale triabsidato;
lungo i fianchi del peristilio, appartamenti e sale delle dietae estiva
ed invernale; un ingresso monumentale introduce dalla pars rustica
alla domus e alle thermae.
Una simile complessa articolazione conferma un uso residenziale e
pubblico della casa che risulta successivamente utilizzata come dimostrano
interventi di restauro dei mosaici, avvenuti anche in età bizantina.
Attorno e sopra la domus si sviluppa un insediamento musulmano che
verrà distrutto in età normanna, attorno alla seconda
meta del XII secolo, pur mantenendo un limitato villaggio ormai subordinato
come casale alla città di Piazza, in forte sviluppo e trasformazione
nei siti attuali, dopo l'abbandono dell'antico sito del colle a sud
ovest della attuale città. Infine nel XV secolo un villaggio
rustico sorgeva ancora entro l'ambito della antica dimora ma le alluvioni
successive ne cancellarono la memoria.
E' nel 1761 che vengono riferiti i primi notevoli ritrovamenti, segno
della presa di coscienza dell'importanza antiquaria dei resti che
Jean Houel disegna come "rovine di Gela vicino
Piazza" durante il suo viaggio in Sicilia tra il 1772 e il 1776
e pubblicato nel terzo dei volumi del "Voyage Pittoresque des
iles de Sicile, de Malte e de Lipari" e che rappresenta le parti
sommitali crollate della porta monumentale di ingresso alla villa.
Una attiva salvaguardia del monumento ha inizio dal 1778 a seguito
delle ordinanze per la salvaguardia delle zone archeologiche della
Sicilia, mentre Saverio Landolina e il suo successore,
il figlio Mario, alla carica di Regio Custode delle
Antickta del Valdemone e del Val di Noto, testimoniano l'importanza
del sito attraverso atti, che già dal 1804, dispongono vigilanza
e tutela del sito.
Ancora nel 1808 il Console Generale del governo britannico Robert
Fagan, ottiene una concessione di scavo in tutto il territorio
dell'isola e svolge una campagna di scavo nella villa. Nel 1881 sarà
il comune di Piazza Armerina ad avviare una campagna di scavo mentre
è Paolo Orsi ad affidare a Rosario
Carta lo scavo nella villa nel 1929. Dal 1935 al 1943 è
datata la prosecuzione degli scavi e la acquisizione di gran parte
dei terreni che darà luogo alla nascita di un mito della archeologia
contemporanea che oggi più di 500 mila visitatori all'anno
e che costituisce uno dei più rilevanti esempi di musealizzazione
di un sito archeologico: un messaggio che proviene dal passato per
la conoscenza delle culture diverse del mondo antico e del mediterraneo,
carico di tutti i problemi che la conservazione e la fruizione comportano.
GLI AMBIENTI
Tra i resti della villa, dalla planimetria molto articolata, si individuano quattro nuclei separati e di diverso orientamento, ma strettamente connessi tra loro:
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ingresso monumentale a tre arcate con cortile-porticato a ferro di cavallo (ambienti 1-2 che funge da cerniera tra queste tre parti);
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parte residenziale, organizzata intorno ad una corte a peristilio quadrangolare, dotata di giardino con vasca mistilinea al centro (ambienti 8-39), su cui si affaccia anche la basilica;
| ESTERNI
L'attuale villa di età
Costantiniana sorge sui resti di una struttura più
antica, forse distrutta dal terremoto verificatosi tra
il 306 e il 310. La nuova struttura, forse il centro
amministrativo della pars dominica, presenta una struttura
asimmetrica e una impostazione – sia nell'impianto
che nelle sovrastrutture decorative- da cui traspare
un largo cedimento al "divertimento" da parte
della committenza. L'uso come residenza estiva di un
esponente di quella aristocrazia romana abbandonata
dal suo Imperatore e quindi alla ricerca di sempre maggiore
autoaffermazione spiegherebbe l'introduzione di elementi
dello spettacolo largamente presenti sia nell'impianto
strutturale che nell'apparato decorativo ad esso in
questa logica strettamente connesso. Si consideri che
l'invasione del ludico nel privato in ambiente senatorio
ad un certo punto diventa ossessivo e che il declinante
potere di Roma sembrò spegnersi gradualmente
nell'atmosfera del gioco. Gli scavi degli anni '50 ad
opera del Gentili , l'incontrollata
e non documentata distruzione del villaggio musulmano
sovrapposto, i successivi restauri e infine la creazione
della copertura in acciaio e materiale plastico, hanno
portato tutti alla attuale immagine , forse storicamente
falsante, forse eccessivamente distante dalla impostazione
più profondamente culturale della originaria
committenza, ma tuttavia piena di fascino per la possibilità
comunque di immergersi in un mondo lontano quanto basta
per profondamente estraniarsi dal presente.
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| 01 - INGRESSO
L'ingresso da la dimensione del rango del proprietario che aveva relazioni con la corte imperiale. L'entrata originaria della Villa presentava una monumentale porta ad arco attraverso la quale si accede ad un vasto cortile, al centro del quale è posta una fontanella quadrata, circondato da un portico poligonale lastricato in pietra calcarea.
La porta era formata da tre archi, le parti superiori dei quali sono cadute sul posto, aggraziata da due fontane mosaicate, rettangolari a sud e semicircolari a nord. Il significato originale dell'arco trionfale è infatti, verosimilmente religioso: in seguito l'arco di trionfo venne a significare la trascendenza del potente sul resto dell'umanità.
Così le porte e gli archi di trionfo celebrano la gloria dell'impero, la prosperità e la "pace romana". Sono presenti larghe tracce di decorazioni parietali, sia a semplici figure geometriche che figurate. Fra tutte spicca un medaglione con un busto imperiale immerso in una trama di gialli, verdi, nero e viola, con lo sguardo rivolto verso l'ingresso.
Le diramazioni dell'ingresso chiariscono la duplice funzione pubblica e privata della Villa. Da un lato si accede da un ingresso di servizio ad una sala biabsidata, atrio - ma forse palestra o sphaeristerium - della zona termale, dall'altro attraverso un vestibolo di ca. 70 mq, al grande portico quadrangolare attorno al quale si sviluppa la vita più privata della Villa. La porta era custodita dai guardiani (custodes) I visitatori attendevano l'apertura della porta seduti sui sedili ubicati alla base delle fontane. |
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| 02 - CORTILE POLIGONALE - ATRIUM Oltre l'ingresso un grande cortile ionico aperto, di forma poligonale, con fontana al centro e circondato da 11 colonne , accoglieva il visitatore.
Il pavimento dell'atrio, lastricato in pietra
calcarea, conserva al centro dov'è l'alveo di una fontana quadrata che, oltre ad abbellire il cortile, raccoglieva l'acqua piovana indirizzandola nella cloaca sotterranea comunicante con la grande latrina.
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| 03 - LATRINA AD ESEDRA
Superato l'ingresso, immediatamente a sinistra dell'atrio poligonale, vi è la latrina semicircolare che ancora conserva la canaletta in cui scorreva l'acqua corrente per l'allontanamento degli escrementi.
Si tratta di una latrina, ma era un locale molto più confortevole di quello che si possa immaginare. I clienti si sedevano tutti in fila, senza nessun divisorio, e ne approfittavano per incontrarsi e chiacchierare proprio come avveniva alle terme. Non tutti avevano voglia di pagare quando qualche esigenza fisiologica li sorprendeva per strada.
I poveri e particolarmente gli avari preferivano recarsi dal "follatore", che aveva sempre pronto davanti alla bottega un grande vaso di terracotta per raccogliere l'urina necessaria per la pressatura dei peli di lepre o dei conigli con cui fabbricava tessuti di feltro.
L'urina umana, o più raramente animale, particolarmente pregiata veniva preferita per la sua elevata alcalinità.
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| 04/05 - EDICOLA DI VENERE E VESTIBOLO DELLE TERME - VESTIBULUM
Ambiente quadrangolare, con parete di fondo absidata a pavimento a mosaico, costituiva l'ingresso di servizio al complesso termale.
Destinata al personale non ammesso alla domus, prende il nome dal ritrovamento di frammenti marmorei della statua di Venere che doveva essere collocata in fondo all'abside.
La composizione musiva del pavimento, è una teoria di quadrati e losanghe, di fiori a quattro petali e gigli.
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| 06 - IL COMPLESSO TERMALE
All'esterno, accanto ai Calidaria, si trova un forno centrale, su cui era posta una vasca contenente dell'acqua che, riscaldata, veniva immessa tramite dei tubi in piombo, nelle vasche che si trovano nei Calidaria.
Sulle pareti dei forni si notano dei tubi di materiale refrattario la cui funzione era quella di non far disperdere calore ed evitare eventuali rotture causate dalle alte temperature raggiunte per riscaldare acqua e aria.
L'aria riscaldata veniva immessa nell' HYPOCAUSTUM, il sotterraneo destinato al raccoglimento del calore proveniente dai forni.
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| 07 - LACONICO- LACONICUM
Al centro del complesso del Calidario è il Laconico, un ambiente che serviva per saune o bagni di natura particolare come le affezioni della pelle. La temperatura interna del locale che raggiungeva i 60 gradi.
Il pavimento poteva essere praticato soltanto con sandali di legno. Il sistema della sospensura si presenta ben conservato.
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| 07a - CALIDARIO - CALIDARIUM
In successione ai PRAEFURNIA si trovano tre ambienti. Nelle stanze laterali si troviamo le vasche per i bagni caldi e di vapore, di forma rettangolare quella a sinistra ad esedra quella di destra.
La temperatura interna veniva regolata da VALVOLE poste sui tetti che scaricavano vapore all'esterno.
Le stanze presentano sulle pareti i resti di TUBULI comunicanti con l' HYPOCAUSTUM, dal quale usciva aria calda che, circolando nelle pareti, tramite i tubuli, creava 1'ambiente per i bagni di sudore.
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| 08 - TEPIDARIO - TEPIDARIUM
Ambiente di passaggio a temperatura media, il TEPIDARIUM serviva a non fare disperdere il calore dei Calidaria e ad adattare la temperatura corporea per la sauna da fare nel laconicum.
Anche in questo ambiente, così come nei Calidaria, le pareti erano forniti di tubuli che permettevano all'aria calda, aspirata dai camini, di passare dalla parte sottostante alla parte sovrastante del pavimento.
I resti del pavimento su suspensurare presentano mosaici che ricordano i Ludi Cursori: atleti con fiaccola nella destra impegnati nella gara chiamata Lampadedromia, corsa delle fiaccole.
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| 09 - SALA DELLE FRIZIONI - UNCTIORIUM Dopo i bagni caldi o di sudore e dopo la sosta nel tepidario si passava in questa sala per l'unzione e massaggio del corpo con oli e unguenti che provocavano al beneficiario piaceri pari a quelli della mensa e dell'amore.
Nel pavimento mosaicato si nota, al centro, un uomo nudo che sta per essere unto e massaggiato da uno schiavo, mentre un'altro servo, tiene in mano lo STRIGILE e l'AMPOLLA dell'olio.
In basso si notano altri schiavi, TITO e CASSI, i cui nomi sono scritti su una fascia posta attorno ai loro fianchi. Interessante spia architettonica ,un copricapo conico com'era in uso in Siria
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| 10 - FRIGIDARIO - FRIGIDARIUM
Ambiente di forma ottagonale per i BAGNI FREDDI.
Su ogni lato si apre una nicchia ad esedra: due avevano la funzione di spogliatoi.
Nei rimanenti lati si trovano due vasche, la prima molto grande per esercitazioni natatorie comunicante con l'ACQUEDOTTO che alimentava sia la vasca che il reparto termale; la seconda molto più piccola serviva per i BAGNI TIEPIDI ed era alimentata da tubature in piombo.
L'acqua della vasca grande era riscaldata dall'aria calda circolante sotto il pavimento, proveniente dai tepidarium, attraverso una feritoia sotterranea.
Nei pavimenti delle nicchie sono raffigurati i componenti della famiglia del DOMINUS.
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| 11 - VESTIBOLO DELL'ADVENTUS - UNCTIORIUM
Sala quadrata dove l'IMPERATORE dava il benvenuto agli ospiti. Al centro del pavimento è mosaicato L'EMBLEMA DELL' ADVENTUS Nel primo registro tre giovani tengono in mano un DITTICO da leggere al cospetto dell'imperatore. Nel secondo registro sono raffigurati due giovani, con in mano rami d'alloro, e un uomo, vestito sontuosamente, che tiene in mano un CERULARIUM (candelabro) con candela accesa.Tutti i personaggi volgono lo sguardo a destra dove, sicuramente, era posta la figura dell'imperatore.
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| 12 - TEMPIETTO DEI LARI - LARARIUM
Cappella votiva, per il culto dei LARI (anime dei morti divinizzati).
I Lari familiari o domestici erano divinità protettrici della casa romana.
Il culto dei LARI deriva dall'antica usanza di seppellire i morti nell'interno delle proprie case
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| 13 - PERISTILIO - PERISTILIUM
Quadriportico rettangolare con otto colonne sui lati corti, dieci sui lati lunghi, contando due volte le angolari. La grande fontana, al centro del giardino, presenta una statuetta raffigurante un EROTO. Sulle colonne marmoree, sormontate da capitelli in stile CORINZIO. Nel pavimento del quadriportico sono mosaicate, foglie di HEDERA, due tipi di corone d'alloro contenenti teste di animali selvatici e domestici
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| 14 - LATRINA PRIVATA
Dal peristilio attraverso una porta si perveniva in un cortile a cielo aperto, che aveva la funzione di areare la latrina. La forma è trapezoidale, ai lati, sopra una cloaca, si trovavano i SEGGI MARMOREI con foro centrale,la latrina era fornita di vaschetta impropriamente detta per le abluzioni.
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| 15 - SALONE DEL CIRCO - PALAESTRA
Sala con absidi alle due estremità, serviva per esercizi ginnici e per recarsi alle terme.
Il mosaico, del pavimento, presenta la competizione che si svolgeva nel CIRCO MASSIMO di ROMA in onore di CERERE, dea delle messi, il cui culto era molto radicato nella città di ENNA. Era tradizione, l'ultimo giorno di festa, fare gare con quadrighe.
Nell'abside di destra sono raffigurati tre TEMPLI dedicati a GIOVE, ROMA ed ERCOLE e, sotto di questi, la vestizione dell'AURIGA il quale riceve, da due servi, un elmo ed una frusta. Più in basso le dodici porte dei CARCERES, sormontate da statue raffiguranti divinità e il TRIBUNAL dal quale, affacciato alla finestra, l'EDITOR LUDI, sventolando una stoffa, dà il via alla gara. AI centro della palestra c'è la SPINA CENTRALE con le METE alle due estremità, formate da tre colonne coniche di bronzo dorato, simboleggianti l'ORIENTE e l'OCCIDENTE dell'impero romano.
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| 16 - SPOGLIATOIO PRIVATO - VESTIBULUM
Piccolo ambiente di forma trapezoidale, collegava il peristilio al complesso termale. Ingresso privato per la famiglia imperiale e per gli ospiti al complesso termale dall'interno della villa.
Le pareti, alla base, presentano una panchina dove sedeva chi aspettava il proprio turno per entrare nella palestra e nelle Terme.
Il pavimento presenta la cosiddetta scena della DOMINA DELLA VILLA: EUTROPIA, moglie di Massimiano, accompagna i propri figli, MASSENZIO a destra e FAUSTA a sinistra, ai lavacri.
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| 17 -SALA CON FORNACE
Aveva funzione d'ingresso alla stanza successiva. Il pavimento è mosaicato con figure geometriche: ESAGONI, CROCI e OTTAGONI.
Il lato destro del pavimento, vicino all'ingresso, ospitava una fornace per la cottura del vasellame. La sala era frequentata da persone di servizio.
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| 18 - SALA INTERNA
Grande stanza rettangolare comunicante con la cucina, presenta il pavimento mosaicato con disegni geometrici: ESAGONI, QUADRATI e STELLE.
Una banda a sei filari delimita la superficie pavimentale in cui sono raffigurati esagoni all'interno dei quali sono stelle a sei punte decorate da fiori a sei petali, mentre all'interno delle stelle a quattro punte sono quadrati contenenti un nodo di Salomone. Era frequentata dal personale di servizio
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| 19 - CUCINA
Sala rettangolare con vasca, sul lato nord, rivestita con tessere bianche e lungo bancone in muratura su cui dovevano trovare posto tegami, patere, piatti, mestoli, pentole, vassoi, tazze, scodelle ecc.
L'ambiente è stato identificato come cucina al servizio dell'appartamento attiguo degli ospiti e dell'appartamento della famiglia proprietaria
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| 20 - SALA DEL RATTO DELLE SABINE
Con ingresso dal peristilio, prende il nome dalla scena mosaicata nel pavimento dove si notano, divisi su due registri, personaggi che danzano. Nel primo registro, giovani che sollevano da terra due ragazze. Nel secondo: una ragazza che, vestita con un lungo abito, danza innalzando, in aria, un lungo velo. La scena è stata interpretata dal Gentili e dal Dorigo come una scena di danza e di ratto che richiamano alla leggenda antichissima del ratto delle Sabine e della fondazione di Roma.
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| 21 - SALA CON FIGURE A STELLA
Un altro mosaico geometrico per il quarto ambiente di servizio. Una cornice a diapason delimita il campo in cui sono raffigurate le stelle a due quadrati e losanghe. Le stelle, formate dalla sovrapposizione di due quadrati con i lati campiti da una treccia a due capi, formano ottagoni decorati da motivi diversi. All'interno del primo ottagono è un intreccio di tre nastri policromi a forma di otto; all'interno del secondo è un motivo geometrico; all'interno dell'ultimo ottagono è una fascia ad onda, disposta a cerchio, racchiudente un fiore.
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| 22 - SALA DEL MOSAICO PERDUTO
Un vano che fa parte di un appartamento probabilmente destinato agli ospiti.
Il mosaico pavimentale risulta, purtroppo, perduto.
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| 23 - SALA DELLE QUATTRO STAGIONI

Con funzione di vestibolo alla sala degli EROTI PESCATORI , Vi si accede direttamente dal peristilio. Nel pavimento vengono raffigurati, dentro quattro medaglioni, le QUATTRO STAGIONI: nel primo una giovane, con delle rose in testa, raffigura la PRIMAVERA, nel secondo una giovane con le spighe in testa, l'ESTATE, nel terzo una giovinetta col capo reclinato, l'AUTUNNO, nel quarto un giovane con le foglie in testa l'INVERNO. Accanto a questi, altri medaglioni contenenti VOLATILI e PESCI a identificare, forse, i segni zodiacali delle stagioni.
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| 24 - SALA DEGLI EROTI PESCATORI
Ambiente quadrangolare aventi funzioni di sala da pranzo per gli ospiti. Le pareti presentano tracce di affreschi Alcuni EROTI, su quattro barche, pescano in un mare molto ricco di pesci con reti e fiocine. In fondo alla scena, viene raffigurata una villa formata da due ali allacciate da un lungo portico colonnato.
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| 25 - PICCOLA CACCIA
Sono mute pietre che parlano"esordi' il Gentili alla scoperta di questa sala.L'ingresso colonnato testimonia l'importanza della stessa. Nel pavimento è mosaicata una battuta di caccia, disposta su cinque registri. Nel primo registro, due servi accompagnano i cani (cirnechi) sul luogo di caccia. Nel secondo un personaggio fa un SACRIFICIO a DIANA, dea della caccia, rappresentata su basamento con ARA. Il personaggio che compie il sacrificio, rappresenta COSTANZO CLORO, Cesare di Massimiano, con alle spalle il figlio COSTANTINO futuro imperatore.Nel terzo registro, due FALCONIERI, sono intenti a scrutare il fogliame di un albero d'alloro su cui si trovano due TORDI. Nel quarto registro, a sinistra, un cane azzanna una LEPRE. A destra un CAVALIERE, con VENABULUM biforcuto, infilza una LEPRE nascosta in una macchia d'alloro. Nel quinto registro, a sinistra, avviene la cattura dei cervi che, inseguiti, vengono spinti verso una rete. A destra, un CINGHIALE ferito sta per avventarsi su un giovane a terra, il quale viene soccorso dai propri compagni.Al centro di tutta la scena i VENATORES, sotto una tenda rossa legata tra due alberi, consumano un pasto di selvaggina.
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| 26 - SALA MOSAICO A OTTAGONI - CUBICULUM
Ambiente quadrangolare con pavimento a mosaico geometrico, destinato ai servi che dovevano occuparsi dell'appartamento del proprietario, fungeva da vestibolo alla sala interna. Una cornice ad archi delimita il campo decorato da grandi ottagoni con lati concavi generanti cerchi e fusi. Gli ottagoni, delimitati da una treccia a due capi, contengono cerchi dentro i quali sono fiori a otto petali o motivi a girandola o motivi floreali uniti a motivi geometrici.
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| 27 - SALA MOSAICO A QUADRATI
Questa sala quadrangolare, servita da quella ad ottagoni, doveva essere il cubicolo dei servi che si occupavano dell'appartamento del dominus.Il pavimento a mosaico, piuttosto lacunoso, presenta uno schema a quadrati. Quest'ultimi, circoscritti da una treccia a due capi, contengono quattro fusi posizionati in modo da formare un cerchio con fiore.
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| 28 - CORRIDOIO DELLA GRANDE CACCIA - PORTICUS AMPLA
Corridoio,(65,93 m di lunghezza e 5 m di larghezza) con le estremità absidate, fungeva da anticamera alla grande basilica.
Su questo elemento di raccordo e separazione tra parte pubblica e privata, si aprivano la grande sala absidata di rappresentanza e gli appartementi padronali. L'importanza era sottolineata dal portico che si apre nella sua parte centrale verso il peristilio e dalla leggera sopraelevazione: vi accedevano due scale dai bracci nord e sud del peristilio, e una terza centrale, di fronte all'ingresso della grande sala absidata.
Alle due estremità dell'ambulacro le lunette pavimentali rappresentano figure femminili, che personificano le due province estreme dell'Impero romano l'INDIA a destra e la MAURETANIA a sinistra. A dispetto del nome con cui è conosciuto, il soggetto del mosaico pavimentale rappresenta una grande battuta di cattura di bestie selvatiche per i giochi dell’anfiteatro a Roma: nessun animale viene infatti abbattuto ed i cacciatori usano le armi solo per difendersi. Nella parte sinistra del corridoio vengono rappresentate le cinque province che formavano la DIOCESI DELL'AFRICA:- BIZACENA, MAURETANIA, NUMIDIA, PROCONSOLARE e TRIPOLITANIA.
In ogni provincia si ha la cattura di un animale tipico del luogo. Gli animali catturati vengono trasportati, mediante carri trainati da buoi, al porto di Cartagine ed imbarcati su un veliero. Al centro del corridoio è raffigurato lo sbarco degli animali nel porto di Ostia.
Le caratteristiche tecniche, unite all’analisi delle cesure evidenti sullo sfondo del mosaico, hanno consentito di individuare 7 scene:
Le prime tre scene sono realizzate con tessere quadrate di piccole dimensioni (5-6 mm), di forma molto regolare, e con una certa quantità di “faience”; sono impiegate poche scaglie di pietra, e ci sono circa venticinque colori diversi.
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Le scene restanti, nella metà sud del corridoio, sono realizzate con tessere un po’ grandi (6-8 mm.), scaglie di pietra più frequenti e minor precisione nei dettagli; sono presenti quindici colori.
La differenza stilistica fra le due parti del corridoio è assai evidente. Mentre nella metà sud le figure sono secche, schematiche e prive di volume, quelle della metà nord spiccano per la resa plastica e naturalistica dei corpi delle belve e per i volumi dei panneggi in libero movimento. È possibile che la parte meridionale del corridoio sia opera di maestranze più conservatrici, fedeli ai canoni stilistici del III secolo e ai modelli del linguaggio figurativo occidentale, mentre nella parte settentrionale avrebbero lavorato mosaicisti più innovatori e più vicini alla cultura figurativa del IV secolo, che avevano assorbito modelli elaborati in Grecia o in Asia Minore e ancora vicini alla tradizione ellenistica.
- La prima scena raffigura catture di diversi animali, ognuna delle quali sembra essere ambientata in una diversa provincia dell’Africa, ad eccezione della Tripolitania:
- la cattura della pantera in Mauretania, secondo la tecnica descritta nell''Historia Augusta, attuata da soldati (riconoscibili nel mosaico dall'abbigliamento) con l’aiuto di un’esca e di una trappola;
- la cattura dell’antilope in Numidia, dove i cavalieri non fanno uso di sella;
- la cattura del cinghiale selvatico in Bizacena, presso una palude forse identificabile con il Lacus Tritonis, a sud di Hadrumetum.
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Nella seconda scena , in una località portuale con un lussuoso edificio sullo sfondo – forse una villa marittima –, un cavaliere, forse un ufficiale addetto alla posta imperiale, sorveglia il trasporto di un pesante carico. Quattro uomini trasportano sulle spalle alcune bestie legate o chiuse all’interno di casse, un ufficiale frusta uno schiavo e altri servi trascinano su una nave struzzi e antilopi. Gli studiosi concordano nel riconoscervi la rappresentazione del porto di Cartagine, nel cui foro marittimo in età antonina esistevano un edificio ottagonale ed un tempio con portico semicircolare, simili alle architetture rappresentate sullo sfondo di questa scena.
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Nella terza scena, che si trova di fronte all’ingresso dell'aula absidata, viene raffigurato un tratto di terra situato fra i due mari. Al centro, un gruppo di tre personaggi osserva lo sbarco degli animali da due navi provenienti dai due lati. Per la sua posizione preminente, in questo gruppo si è voluta vedere la rappresentazione dei tetrarchi, oppure di Massenzio (figlio del tetrarca Massimiano) con due alti ufficiali, o ancora di un procurator ad elephantos (funzionario imperiale addetto alle bestie per i giochi) con due addetti. La terra fra i due mari è con ogni probabilità l’Italia, e forse è qui rappresentato il porto della stessa Roma. Lo sbarco contemporaneo delle due navi costituisce un esempio di narrazione compendiarla, tipica dell'arte tardo-antica.
- Nella quarta scena abbiamo l’imbarco degli animali in un porto orientale, forse l’Egitto, come lascerebbero pensare la presenza di un elefante, di una tigre e di un dromedario. I cacciatori indossano calzoni di tipo orientale.
- La quinta scena raffigura la cattura di rinoceronti in un paesaggio nilotico con palude, fiori rossi e caratteristici edifici a pagoda.
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Nella sesta scena abbiamo nella parte superiore una lotta fra bestie selvatiche e un leone che attacca un uomo e per questo viene ferito. Inferiormente un personaggio di età matura, dall’aspetto solenne ed autorevole, affiancato da due soldati con scudo, attende l’arrivo di una misteriosa cassa che potrebbe contenere il grifone che appare all’estremità del corridoio.
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Nella settima scena abbiamo la cattura di una tigre in India con l’aiuto di uno stratagemma descritto da Sant’Ambrogio e da Claudiano. Una sfera di cristallo viene lanciata verso la tigre. L’animale, vedendo la propria immagine riflessa nella sfera, crede di vedere uno dei suoi piccoli e distrae la sua attenzione dai cacciatori, che così possono più facilmente catturarla. L’ultimo episodio, che ha spesso destato l’attenzione degli studiosi per la sua singolarità, mostra la cattura di un grifone con un’esca umana.
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Nelle absidi alle estremità nord e sud del corridoio abbiamo due figure femminili. Quella a nord, molto lacunosa, tiene nella mano destra una lancia e ha ai lati un leone e un leopardo. Si tratta forse della personificazione della Mauretania o, più genericamente, dell’Africa. L’altra figura femminile dalla pelle olivastra, per la presenza dell’elefante dalle orecchie piccole, della tigre e della fenice, rappresenterebbe l’India, come sembrerebbe provare la presenza delle formidines pedendenti dai rami, nastri rossi usati dai cacciatori indiani per catturare le tigri.
La rappresentazione di una caccia o di una cattura di bestie è un soggetto abbastanza ovvio per una villa di campagna e, in generale, fa parte del tipico repertorio iconografico dell’esaltazione aristocratica o regale. Tuttavia, ciò che rende unica la caccia di Piazza Armerina è la rappresentazione delle terre conosciute dall’Occidente all’Oriente, con personificazioni e specie d’animali caratteristiche d’ogni regione. Tutto ciò fa sì che questo mosaico debba essere visto come una sorta di carta geografica, dono degno di un imperatore: si credeva che il possesso di una rappresentazione cartografica potesse in qualche modo accrescere magicamente il potere del sovrano su quelle terre. Inoltre, uno dei temi ricorrenti dei panegirici imperiali era la diffusione della fama e della gloria imperiali fino agli estremi confini del mondo. E proprio questo è il significato degli animali fantastici quali il grifone e la fenice, simboli dei paesi più remoti e misteriosi. Solo con l’identificazione certa del proprietario della villa potrebbe chiarire le motivazioni di questa scelta, ma questo è un problema ancora aperto.
Per quanto riguarda lo stile, il mosaico della "Grande Caccia" si inquadra perfettamente nel clima artistico di IV secolo. Vi ritroviamo, infatti, una serie di moduli espressivi che ricorrono sull’arco di Costantino a Roma, come le teste rotonde pettinate a calotta con ciocche che scendono sul cranio senza sopraffarlo, la disposizione delle scene su registri sovrapposti, la frontalità, la bidimensionalità e le proporzioni gerarchiche, per cui la narrazione prevarica le dimensioni degli elementi del paesaggio, che sono ridotti al minimo. Il decorativismo molto curato, l’attenzione al dettaglio, il vivo cromatismo (nelle vesti di inservienti, cacciatori e funzionari, nelle penne degli struzzi) anticipano l’arte bizantina, dove i broccati e i gioielli cancelleranno i volumi della figura umana. Sotto questa ricchezza decorativa si cela infatti già una sostanziale perdita del senso dell’organicità naturalistica., come rivelano anche le ombre portate utilizzate a caso e certe incomprensioni dei modelli originari, come nelle zampe dei buoi che trainano il carro al centro del mosaico).
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| 29 - SALA MOSAICO A RIQUADRI

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| 30 - SALA RAGAZZE IN BIKINI
La sala piu' celebre della villa raffigura 10 ragazze in"bikini"impegnate in uno spettacolo in onore della dea del mare:teti.varie le competizioni ginniche:lancio del disco, gioco con palla, esercizi coi pesi in mano e corsa campestre. In basso a sinistra, l'incoronazione delle due vincitrici. In alto a sinistra si nota la presenza di un doppio pavimento a disegni geometrici, ciò indica il mutamento d'uso della stanza in un periodo più tardo.
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| 31 - DIAETA DI ORFEO - DIAETA
Sala rettangolare con esedra in fondo alla quale si trova una copia di una statua marmorea di APOLLO LICEO. Adibita sicuramente a sala per audizioni musicali. Al centro del pavimento si trova la figura di ORFEO, mentre suona la cetra. Tutti gli animali, ammaliati dal suono della cetra volgono lo sguardo verso Orfeo.
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| 32/34 - CORTILI DI PASSAGGIO - cavaedium

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| 33 - PERISTILIO OVOIDALE - xystus
Atrio di forma elissoidale a cielo aperto, nei tre lati dei pilastri sorreggevano una tettoia di copertura. Al centro del cortile, decorato da tasselli colorati con motivo a zig-zag, era collocata una fontana. Nel pavimento del portico sono mosaicati dei "GIRARI D'ACANTO" che racchiudono busti di animali. |
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| 33a - SALA AMORINI VENDEMMIANTI - OECUS
In tutte le tre stanze nel pavimento sono mosaicati AMORINI impegnati nella coltivazione della vite, nella vendemmia e nella pigiatura dell'uva. Nella stanza della vendemmia è mosaicato il busto di una figura coronata, probabilmente del dio Dionisio.
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| 33b - SALA AMORINI PESCATORI
Gli ambienti decorati con scene di pesca inidicano la funzione triclinare del complesso del portico ovoidale.
I mosaici di queste stanze, in gran parte perduti, illustrano il tema della pesca. Amorini, nudi o vestiti di tuniche succinte, sono intenti in vario modo alla pesca.
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| 35- LA CUCINA - CULINA
Per la fuoruscita di due pietre dal muro del peristilio quadrangolare facenti pensare ad un FOCOLARE si è stabilito che quest'ambiente è la cucina usata durante i ricevimenti nel triclinio.
Un'area di servizio la collega con lo Xistus. Tramite questo percorso, venivano portate le vivande nel triclinio.
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| 36 -TRICLINIO
Grandiosa sala tribsidata, nella quale il Dominus ospitava a pranzo gli ospiti di riguardo. In questa meravigliosa sala, i COMMENSALI consumavano, con grande piacere, copiose pietanze, servite dai domestici. Per prolungare tale piacere, spesse volte, si recavano nei VOMITORI e, tornati leggeri, riprendevano a gustare le pietanze. In corrispondenza delle absidi, trovavano locazione i LECTI TRICLINARES (lettini seminclinati) sui quali, i banchettanti, si distendevano per consumare i pasti. In questa grande sala TRICHORA sono raffigurate, dentro una cornice, le famose DODICI FATICHE di ERCOLE. |
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| 37 - DIAETA DI ARIONE
Una stanza da pranzo e di soggiorno con abside il cui pavimento musivo mostra la composizione di un delfino che salva il musico Arione che incanta con la lira gli abitanti del mare: tritoni, amorini, ippocampi e animali marini vari.
Il tema del mosaico sta a simboleggiare un'esistenza felice, in piena armonia con la natura; e di questo spirito è permeata la descrizione pavimentale, che costituisce lo scenario ideale per le manifestazioni di vita gioiosa certo frequenti in questo ambiente di sfarzo.Osservando questa composizione musiva sembra di leggere un passo di Ovidio.
"Egli con il suo canto tratteneva le acque correnti." Spesso il lupo che insegue l'agnello, fu fermato dal suo canto; si fermò spesso l'agnello che fuggiva l'avido lupo. Spesso sotto la medesima ombra giacquero i cani e le lepri, e la cerva stette su di una rupe, molto vicino alla leonessa.l'abside raffigura Poseidone dio del mare.
Presso i romani il fiume Tevere era considerato come una delle principali divinità tutelari di Roma.La scena musiva mostra Arione comodamente seduto sul dorso di un delfino, mentre è intento a suonare la lira a otto corde. La composizione è ricca di personaggi del tiaso:pesci, grifi, tritoni, centauri, nereidi, ippocampi, pantere, tigri, leoni, cervi, lupi.
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| 39 - CUBICOLO MUSICI ED ATTORI
La camera da letto per la figlia del padrone, nel pavimento della lunetta absidale sono raffigurate due ragazze, sedute su cesti di vimini, intente a intrecciare corone di rose.
Nel pavimento della sala antistante l'abside è raffigurata un'altra scena divisa su tre registri.
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| 40 - VESTIBOLO PICCOLO CIRCO
La composizione generale del mosaico è molto originale, in quanto combinazione di due motivi eterogenei: le quattro stagioni e i fanciulli aurighi del Circo. Il mosaico vuole glorificare in primo luogo il potere creatore della natura offerto dalle quattro stagioni; e non vi potrebbe essere testimonianza più eloquente del carattere rurale che in generale permeava la vita nel mondo antico.
Le grandi ville del tardo impero romano, infatti, già si presentano come un piccolo mondo autosufficiente.Tutto quanto è necessario alla vita dei coloni si produce nel loro interno. Di qui l'invocazione del buon ordine delle stagioni che assicura i buoni raccolti.In questo mosaico l'allegoria delle stagioni è simboleggiata dalle ghirlande che i volatili recano al collo in funzione anche di calendario agrario figurativo.
La corsa di carri, tirati da coppie di piccioni selvatici, pavoni blu, fenicotteri rossi e bianchi, oche, guidata da fanciulli, si svolge in un circo, riconoscibile dalla spina con l'obelisco.La biga della scuderia russata (rossa) con i due volatili che portano intorno al collo una ghirlanda di fiori, interpreta la primavera.
L'auriga vestito di bianco della scuderia albata (bianca) che incita con la frusta due oche che portano al collo collane di spighe simboleggia l'estate.L'auriga dalla scuderia veneta (azzurra) è tirata da due pavoni che portano ghirlande con grappoli d'uva e indica l'autunno.
Infine, l'auriga verde appartenente alla scuderia prasina (verde) conduce alla vittoria la biga tirata da due colombi e riceve la palma della vittoria.Non a caso vince la scuderia verde che come abbiamo avuto occasione di dire, era favorita, nei ludi circensi, dall'aristocrazia senatoria romana.
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| 41 - VESTIBOLO DI EROS E PAN - VESTIBULUM
A sinistra si apre il vestibolo che immette nel cubicolo del Dominus. Il pavimento illustra una scena di lotta tra Eros e Pan alla presenza dell'arbitro con barbetta a punta che porta sul capo una corona di fiori, simboleggiante la inviolabilità della persona durante la funzione arbitrale.
Eros è accompagnato da due fanciulli e da tre donne; Pan da un corteo dionisiaco formato da sileni, satiri e due menadi: dietro i contendenti, in alto, è un tavolo con il premio per il vincitore costituito dalla palma della vittoria e da due sacchi con 22.000 denari. Pan, dio dei pastori, dei cacciatori, del bestiame e dei boschi, è rappresentato con i capelli incolti, con la barbetta appuntita e con le corna di capra.
Secondo alcuni Pan (ogni cosa) rappresenta tutte le cose: con le corna il sole e la luna, con il viso l'aria, con il folto pelo gli alberi e gli animali, col piede di capra la solidità della terra. In suo onore si celebravano i Lupercalia, feste di purificazione che si tenevano il 15 febbraio di ogni anno. Eros, che i romani chiamavano Amore e Cupido, è rappresentato come un bambino alato. Nell'anticamera i camerieri di fiducia (cubiculari) vegliavano sul sonno del padrone e nelle giornate di caldo gli facevano aria.
Ma, forse, è bene sapere che i Romani erano più amanti del freddo che del caldo; fin da piccoli si abituavano a dormire d'inverno in stanze appunto piccole, non riscaldate, spesso chiuse solo da tende mobili, anziché da porte, acquistando così una maggiore resistenza alla vita all'aperto e alle malattie delle vie respiratorie.Il letto ad un posto veniva accostato alla parete di fondo dell'alcova, mai col lato minore rivolto verso l'uscio del vano perché in tale posizione veniva sistemato il catafalco del morto.
E a quanti ritengono che lo "ius primae noctis" cioè il diritto conferito al barone sulle vergini della baronia nella prima notte di nozze, fosse un'invenzione medievale, ricordiamo che presso i Romani vigeva già il "diritto di alcova", che attribuiva al Dominus della villa il diritto di possedere tutte le schiave vergini.
Il "modello di virtù" della donna romana legata alla tradizione ha subito un'evoluzione giuridica e un'emancipazione largamente permissiva. A partire dalla fine della Repubblica il matrimonio ha per obiettivo primario la procreazione di futuri cittadini degni della città. Amore e matrimonio non sono la conseguenza uno dell'altro, senza tuttavia voler negare l'esistenza di matrimoni felici. Sovente il matrimonio era combinato fra due famiglie unicamente per ragioni di interesse.
Di qui muovono le ragioni di una poligamia di fatto che i romani praticavano per il piacere. La situazione degenera, a tal punto, che Giovenale e Marziale citano donne che si sono sposate 5 volte, e anche 10, in soli 5 anni. L'imperatore Vespasiano, scrive Svetonio, aveva molte concubine. Commodo possedeva addirittura un harem di 300 concubine, il biografo di Eliogabalo scrive che l'imperatore non dormi mai due volte con la stessa donna. Domiziano si concedeva lussuriose scorribande sessuali, compiacendosi di definirle "ginnastica del letto".
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| 42 - FANCIULLI CACCIATORI
Stanza con alcova rettangolare, sicuramente adibita a camera da letto per il figlio del DOMINUS.
La scena a soggetto floreale, mosaicata nel pavimento dell'alcova è divisa in tre registri. Nel primo e secondo registro compaiono delle fanciulle che raccolgono rose e intrecciano nastri di rose.Nel terzo registro un ragazzo trasporta sulle spalle una pertica con appesi due cesti colmi di rose.
Nella parte centrale della stanza, sempre su tre registri, sono raffigurati dei fanciulli intenti alla caccia.
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| 43 - LA GRANDE BASILICA
L'aula basilicale è la stanza regale.
L'ambiente era costituito da una navata rettangolare (m.23,30 x 16,30) con ingresso adorno di due colonne e di una gradinata di accesso, in asse col centro del peristilio e in corrispondenza della terra fra i due mari raffigurata nel grande mosaico della caccia simboleggiante la città di Roma unificatrice dei popoli;in fondo un emiciclo o abside (m.11 x 6,5), originariamente doveva contenere una statua di Ercole. Al centro vi era un podio per il magistrato.
Era la sala di rappresentanza per i ricevimenti nelle ville private dell'aristocrazia. Questo era un modo per il Dominus di esibire la propria posizione sociale di fronte alla clientela. Il problema dei rapporti fra basilica pagana e basilica cristiana è oscuro; ma e quasi certo che quest'ultima sia l'erede di quella, almeno sotto il profilo architettonico.
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| 44 - VESTIBOLO DI POLIFEMO
Gli ambienti 44-45-46 vengono interpretati come l'appartamento privato della Domina. Il vestibolo, o anticamera, è un ambiente (m.5,50 x 5,30) che introduce nel cubicolo con alcova, o vano letto, della Domina con scena erotica e con la sala absidata.
La scena musiva si svolge in una grande caverna dell'etna. Polifemo, raffigurato con barba folta e capelli annodati a onde, èseduto. Il mosaico pavimentale illustra la scena omerica di Ulisse, l'eroe greco che incanta Polifemo, mostro con un solo occhio in mezzo alla fronte, che aveva divorato, in tre pasti, sei suoi uomini.
Ulisse poi durante la notte approfittando del fatto che il Ciclope, per effetto del vino donatogli era caduto in un sonno profondo, dopo aver reso aguzzo un palo glielo conficcò nell'unico occhio accecandolo e, potendo così sfuggirgli assieme ai compagni.L'astuzia, l'eloquenza di Ulisse vincono sulla forza bruta espressa dal gigante Polifemo,annodata intorno al collo si vede una pelle di pecora o di asino.
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| 45 - CUBICOLO DELLA FRUTTA
La sala absidata della frutta completa l'appartamento della Domina. Il mosaico rappresenta dodici medaglioni di alloro (la pianta di Apollo) comprendenti varietà di frutta.È una ricca rassegna di frutti saporiti che cantano la gloria dell'agricoltura. I frutti sono auspicio di fertilita' e fecondita'.Sono raffigurati i fichi di cui si contavano non meno di 44 specie diverse; le mele di cui si conoscevano 32 varietà; l'uva di cui vengono menzionate numerosissime varietà; i melograni importati da Cartagine; la pesca importata dalla Cina attraverso la Persia all'inizio dell'Impero; i limoni la pianta medicinale e le castagne.
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| 46 - CUBICOLO CON SCENA EROTICA
Questo è una delle sale private della Domina. Nel vano letto con alcova rettangolare, un grande medaglione centrale con scena erotica, illustra due amanti, seminudi e abbracciati.
La figura maschile tiene nella mano sinistra un recipiente e regge una cesta di frutta. La donna è adorna di una pettinatura imperiale, e orecchini. Al braccio destro porta un braccialetto, un cerchietto al piede, una guaina per reggiseno.
La Domina romana non portava né sciarpe, né fazzoletti, ma si copriva con quanti gioielli vistosi poteva: collane, spille, orecchini, diademi, braccialetti d'oro e pietre preziose. Lollia Paolina andava in giro con quaranta milioni di sesterzi (2000000 di euro ) sparpagliate addosso sotto forma di pietre preziose, di cui Plinio annovera più di cento specie.
Era il modo di ostentare la ricchezza della famiglia, la floridezza dei suoi commerci. Per i romani esistevano due categorie di donne, da una parte quelle di nascita libera, madri o future spose; dall'altra, tutte le rimanenti.Il concetto di "condotta onorevole" aveva senso solo verso le prime.
Le quattro cornici esagonali che coronano il medaglione centrale figurato, sono decorate da busti femminili rappresentanti le stagioni. La testa cinta da una corona di spighe rappresenta l'estate, quella che tiene in mano un fiore è la primavera, quella che tiene un ramo l'inverno, quella cinta di un grappolo d'uva è l'autunno.
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